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Ognuno è l’Ebreo di qualcun altro

 
Non morirono solo Ebrei. 

Fu un macello di minoranze: religione, etniche, politiche e sessuali. E la giornata della memoria parte dal ricordo, cammina sulla conoscenza di quel che è stato ma si realizza solo se contestualizziamo al giorno d’oggi la preparazione culturale che portò a quell’orrore. La costruzione lenta di quel consenso popolare che non fece edificare in un solo luogo il genocidio, ma che portò la realizzazione di una rete di oltre 2400 campi di concentramento in tutta Europa.
“Ognuno è l’ Ebreo di qualcun altro” scriveva Primo Levi. Approvare leggi che limitano la libertà degli omosessuali, etichettare giuridicamente qualcuno come clandestino, assistere alla formazione di nuovi gruppi nazi-fascisti, opprimere ed ammazzare un popolo reo solo di vivere in una terra ereditata dai propri padri, far urinare maiali su terreni in cui sarebbero dovuti sorgere luoghi di culto di altre religioni: ognuna di queste azioni che succedono in Europa tutti i santi giorni, ci avvicina di un passo in più verso una nuova Auschwitz . E ogni volta che si sta zitti davanti ad un torto subito da una qualsiasi minoranza, diventiamo complici di quella distanza minore verso nuovi orrori.
Andate a vedere Birkenau: nulla mi ha sconvolto di più in vita mia del vento che rompe il silenzio della notte polacca. Nulla mi ha raggelato di più, corpo e anima, di quel vento.
Beato chi quel vento è riuscito a scrollarselo di dosso, beato chi non sente tutto il peso della storia e della responsabilità di dover ricordare, combattere e resistere tutti i santi giorni.
Tutti i santi giorni.
* Coordinatore Nazionale dell’Unione degli Universitari

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