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La violenza devastante e la pena di morte

 

di Virginia Invernizzi
È un caso terrificante, tanto brutto che ha fatto parlare di sé dall’India all’Europa e scatenato un grandissimo dibattito sulla violenza contro le donne in un paese che spesso ha passato sotto silenzio abusi e discriminazioni subite dalle sue ragazze. È stato bello vedere le donne e gli uomini dell’India mettersi in marcia insieme, contro le violenze, con l’idea che, se anche solo una donna viene stuprata, la vergogna non è solo di chi ha compiuto quell’atto infame, ma di un intero sistema troppo spesso uso a guardare la donna dall’alto in basso.  Si è vista una presa di coscienza collettiva in un Paese che alle sue bambine spesso vuole poco bene, tanto da evitare che nascano per non dover pagar loro la dote al matrimonio. Ma proprio per questo, proprio perché il clamore intorno a questo caso ha segnato una grossa presa di coscienza collettiva fa tristezza l’appello dei genitori per ottenere l’impiccagione degli stupratori.

Intendiamoci, un gruppo di sei persone che stupra e uccide una ragazza deve essere punito, nessuno fa discorsi buonisti o finto etnicisti del tipo: sono vittime della loro cultura, saranno dei poveracci che in fondo vanno capiti etc. Ci vuole una punizione per queste cose, forte, che cambi il modo di pensare e di comportarsi di queste persone e mostri quanto abominevole sia ciò che hanno fatto, ma questo non è il risultato ottenuto con la pena di morte, tra l’altro per fortuna in questo momento poco applicata in India.
Quello che si ottiene con la pena di morte è solo la morte di altre sei persone, allungare il computo delle vittime, non più la sola ragazza uccisa, ma anche i sei colpevoli. Che mentalità ripropone? Quella della vendetta, solo che non è una vendetta di singoli, ma una vendetta di Stato. Inoltre viene da chiedersi: cosa restituisce ai genitori della vittima l’uccisione di altri sei individui, per quanto essi siano crudeli ed assassini? Fermerà le violenze sulle donne indiane? L’ha mai fatto? La violenza istiga altra violenza. Non è un caso se i paesi dove c’è più violenza verso le donne sono quelli dove la legislazione è più dura: lapidazione, pena di morte, sistemi di vendette rituali.
Vi sono nel mondo diverse associazioni di genitori di persone assassinate che hanno scoperto questa verità, sempre più spesso c’è il perdono dei parenti della vittima nei confronti dell’assassino. Inoltre, nessun uomo è un’isola: possibile che questi sei assassini non abbiano parenti, amici, conoscenti? Uccidendo una persona non si colpisce mai solo quella persona, ma spesso si colpiscono anche altri, innocenti, come i familiari.
L’India viene spesso definita la più grande democrazia del mondo, ha saputo dare una risposta popolare e forte a difesa delle sue ragazze; sappia andare fino in fondo, con un processo, con una condanna alla prigione, non si macchi a sua volta di omicidio, proprio ora che la pena di morte viene sempre meno applicata. Non si vendicherà una ragazza, non la si restituirà ai suoi familiari, ma il modo per evitare che accada di nuovo non può essere uccidere gli assassini bensì varare nuove leggi, come quelle promesse da Sonia Gandhi e dal presidente Singh per proteggerle, e aprire un grande discorso sul ruolo della donna e sul rispetto, massimo, che le è dovuto.

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