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Inpgi sotto attacco

 

di Assostampa FVG
Una legislazione contraddittoria esalta, da un lato, il ruolo e le capacità delle Casse privatizzate, come l’Inpgi, di far fronte agli obblighi previdenziali nel lungo periodo e dall’altro modifica valori della propria organizzazione amministrativa e dei suoi conti sottraendo ingiustamente risorse. Le norme sulla spending review relative alla pubblica amministrazione che il Consiglio di Stato – dando l’interpretazione ultima della legge in materia – estende alle Casse private, includendole nel cosiddetto elenco Istat, determinano, infatti, ingerenze improprie, di “ uno Stato padrone” che introduce di fatto nuove tasse senza dichiararlo.

Oltre a stabilire così riduzioni di spese per oneri obbligatori già assunti (per esempio con alcune voci aggiuntive dei contratti di lavori aziendali) che daranno luogo a sicuri contenziosi, lo Stato pretende che gli eventuali risparmi non vadano a garanzia ulteriore delle prestazioni che gli Enti debbono assicurare ma alle Casse dello Stato. Si tratta di un prelievo forzoso – una sorta di esproprio chiamato con altro nome – che fa assolutamente a pugni con un sistema pluralistico e delle autonomie della previdenza italiana e delle certezze che le Casse sostitutive di previdenza obbligatoria come l’Istituto dei giornalisti Inpgi, debbono assicurare.

Queste norme, a giudizio della Fnsi (in pieno accordo con l’Adepp), devono essere modificate con urgenza, fermo restando in caso contrario il sostegno a tutti gli organi superiori della giurisdizione, fino a quelli europei, perché siano ristabiliti principi fondamentali di equità e tutela per la gestione della previdenza di interesse pubblico, ancorché delegata ad una forma privatistica. Nello stesso tempo il Sindacato dei giornalisti rinnova la più viva protesta per la mancata correzione del sistema di tassazione delle plusvalenze finanziarie risultante dalla gestione delle risorse contributive finalizzate ad arricchire il risparmio previdenziale alimentato dal contributo degli iscritti, pensionati del domani. L’aliquota del 20% è assolutamente fuori linea quando si parla di previdenza obbligatoria e non di assicurazioni, per le quali l’aliquota fiscale  è dell’11,50%. E’ una circostanza, questa, paradossale e assurda perché punisce una forma di previdenza pubblica a valenza sociale rispetto, addirittura, ai fondi assicurativi speculativi, che non hanno nessun obbligo sociale né di welfare.

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