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CIE. Un “costo” non solo in termini di diritti umani

 

I Centri di identificazione ed espulsione ( CIE) sono strutture che andrebbero chiuse al più presto. Sono sempre più numerose le voci che si levano in tal senso nonostante il silenzio che li circonda. A risollevare nuovamente la questione ci ha pensato la Campagna Lasciatecientrare  lanciando l’appello per la chiusura immediata dei centri, rei di continue violazioni dei diritti umani. Per le motivazioni… è sufficiente consultare il sempre menzionato rapporto della Commissione De Mistura a cui fanno seguito i rapporti stilati nel corso degli anni da Ong come Medici per i diritti umani, (l’ultimo uscito lo scorso anno con il titolo Le sbarre più alte) fino al rapporto stilato dalla Commissione diritti umani del Senato per farsene un’idea.

Cie: quanto costano?
Ma accanto alla violazione dei diritti umani dei migranti reclusi l’altro aspetto, il più delle volte taciuto, è quello relativo ai capitoli di spesa che queste strutture richiedono per il loro mantenimento a fronte  dell’effettiva funzione svolta.
A fare le pulci in questo senso è uno dei capitoli contenuti all’interno del rapporto Sbilanciamoci! 2013. Stando alla lettura data dal rapporto si evince come a fronte di una drastica riduzione, per non parlare del completo azzeramento, dei fondi destinati all’inclusione sociale e alle politiche migratorie, il capitolato di spesa riguardante i Centri di identificazione ed espulsione ( spese di gestione, mantenimento, manutenzione, interventi assistenziali…) si mantiene pressoché stabile: 236 milioni circa per il 2013, 220 per il 2014 e 178 milioni per i 2015, e per il 2013, si rileva inoltre nel rapporto, è previsto uno stanziamento aggiuntivo di 66,4 milioni di euro. Spese a cui si aggiungono inoltre quelli destinati al fondo rimpatri 3.874.261 cui però vanno aggiunti quelli stanziati dal Fondo europeo per i rimpatri per gli anni 2008-2013 pari a 71 milioni e 63 mila euro (la cui assegnazione effettiva però sarebbe stata per il 2008-2010 di 68 milioni.) Cifre rilevanti appunto, soprattutto a fronte del pesante taglio che ha difatti cancellato l’organico dell’Unar e lo stanziamento pari a zero per Fondo inclusione sociale e Fondo nazionale politiche migratorie.

Una chiaro messaggio politico che non si discosta minimamente dalle linee seguite dai Governi precedenti, in particolare dall’ultimo Governo Berlusconi, sebbene vadano registrate, come un segnale inverso, le ultime dichiarazioni del ministro Cancellieri: “ Limiteremo a 12 mesi, dai 18 attuali, il tempo di permanenza degli extracomunitari nei Centri di identificazione ed espulsione (Cie)… lasceremo il segno, abbiamo commissionato un report su tutte queste strutture”.

La posizione di giuristi
Annuncio accolto piuttosto freddamente da chi da anni si occupa di diritto dell’immigrazione, come l’associazione Asgi: “ Si tratta di una misura insufficiente stante la necessità di giungere al più presto alla chiusura dei Centri di Identificazione ed Espulsione, secondo quanto da tempo già sostenuto dall’ASGI, anche a seguito delle indicazioni provenienti dalla nota Commissione governativa De Mistura del 2007.” In ogni caso, precisano in comunicato, se si vuol ragionare sui tempi di trattenimento il termine massimo deve essere dimezzato: “…in conformità con le previsioni del diritto dell’U.E.” E laddove possibile, come prescritto dalla direttiva europea va fatto ricorso alle misure alternative, come del resto previsto: “… il Governo fornisca opportune indicazioni alle competenti prefetture al fine di dare piena attuazione alle misure alternative al trattenimento, pur previste dalla Direttiva rimpatri e dalle norme interne, ma di fatto disapplicate nella prassi, in modo tale da ridurre la misura del trattenimento ai soli casi in cui nessuna altra misura (obbligo di dimora, consegna del passaporto, obbligo di presentazione alla forza pubblica) possa essere concretamente disposta. Solo così si potrà ricondurre la misura del trattenimento nei C.I.E. da misura ordinaria a strumento eccezionale, conformemente alle previsioni del diritto europeo e della Costituzione repubblicana.”

Ma qual’è la reale utilità di questi centri? Se si considera la funzione svolta, ovverlo luogo di transito funzionale all’espulsione dello straniero irregolare si scopre che, dati alla mano, per il 2011, per esempio, le persone realmente rimpatriate sono state 3.880, ovvero la metà circa di quelle realmente transitate nei diversi centri.

La domanda che sorge spontanea a un certo punto è: cui prodest?

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