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Mafia: paghi due, prendi tre?

 

di Nadia Redoglia
Ingroia, coordinatore del pool cosiddetto “trattativa Stato-mafia” sta decollando per il Guatemala. Prima di partire ha fatto a tempo a depositare la sua memoria. Al gip Morosini spetta il compito, nelle prossime settimane, di decidere sul rinvio a giudizio fra boss e uomini delle istituzioni…
L’entrar nel merito dell’attuale conclamata cosa (aggiungerci il “nostra” mi fa schifo: milioni d’italiani si rifiutano di considerarla tale) spetta oggi solo alla Giustizia. Ma permane l’ansia per le premesse di quella memoria che suonano pressappoco così: nel passaggio dalla prima alla seconda Repubblica (‘92/’93) la “cosa” attuò la strategia per non essere annientata, avendo probabilmente trovato nel ’94, post stragismo ben noto, l’aggancio da sopravvivenza in Dell’Utri-Berlusconi, binomio ormai conclamato per l’epocale futuro (un ventennio val bene un’epoca) alle porte.

Non è chi non veda che effettivamente così fu: il corrotto, a tratti palesemente mafioso, andazzo di governabilità (più che di Governo) fu scoperto, per quanto -sospettosamente- troppo tardi e fu così che tecnicamente, proprio circa un anno fa, bloccato tecnicamente tranchant per colpa (ma quale colpo?!) di Stato.

Ebbene, mo’ che ufficialmente la terza Repubblica è alle porte (anche qui: non è chi non veda trasformazione epocale) sarà e potrà ancora la mafia a dirimere il tutto seppur in virtù d’un banalissimo proverbiale “non c’è il due senza il tre”?!
Per noi, di buona volontà, è sufficiente che il candidato leader del prossimo governo sappia dimostrarci subito il volere e sapere (veramente) sconfiggere la “cosa” mafiosa. Non siamo più disposti ad aspettare altri vent’anni cogliendo magari l’occasione di un magistrato costretto a svernare in sudamerica: abbiamo già dato!

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