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Contiguità mafiosa

 

Gli scioglimenti dei consigli comunali continuano a succedersi con una continuità degna di quello che  resta il paese primogenito delle associazioni mafiose in Europa e nel mondo intero.  Ma quello che è avvenuto recentemente -lo scioglimento del consiglio comunale di Reggio Calabria e  dell’ amministrazione comunale di quel capoluogo di provincia  per contiguità mafiosa- è un fatto eccezionale e inedito nella nostra storia recente, di quello che, ancora con trepidazione, chiamiamo come il ventunesimo secolo dell’era cristiana.
Il ministro dell’Interno Cancellieri ha parlato di una “decisione sofferta” perché qui non si è trattato di un sospetto ma di una penetrazione a tutti gli effetti delle mafie nella politica e nella macchina di palazzo San Giorgio.

E , del resto, già il 22 dicembre scorso, il consigliere del PDL  Pino  Plutino era stato arrestato perché considerato “interno” alla cosca Borghetto Zindato  del Quartiere S.Giorgio  “tanto -scrive Gianluca Ursini da Reggio Calabria sul quotidiano L’Unità- che la sua segreteria politica era in un circolo di caccia e pesca  dove si riunivano anche i reggenti della cosca per riscuotere il pizzo dai commercianti”.

In quella città il sindaco Arena aveva vinto le elezioni a furor di popolo e di giornali locali, per così dire, e disponeva  di 23 candidati espressi da decine di liste che facevano parte a quanto pare della galassia legata al presidente della regione Scopelliti.
Siamo, insomma, di fronte al fatto che mentre  in carcere si uccidono i più giovani detenuti (l’età media degli attuali suicidi è di 38 anni rispetto ai 45 del 2000 e negli ultimi anni sono morte 2056 persone,756 per suicidio ed è un fatto impressionante di un paese che è sempre tra i dieci più ricchi dell’Unione Europea) nei comuni, gran parte dei politici al potere continuano a rubare e vengono anche sempre più individuati (clamoroso il caso di Vincenzo Maruccio consigliere della regione Lazio e capogruppo dell’Italia dei Valori) individuato e quindi indagato perché ha sottratto più volte centinaia di migliaia di euro alla cassa del suo partito.

Il che rappresenta  un caso eclatante in una forza politica, retta con piglio dittatoriale dal leader Antonio Di Pietro che  si vanta dell’onestà sua e dei suoi più vicini collaboratori  ma si trova sempre di più impigliato nelle disonestà personale di altri esponenti del suo piccolo e personalissimo partito.
C’è da chiedersi da parte di  chi come chi scrive, da tempo  vicino al Partito democratico, come si fa ad accogliere Di Pietro e personaggi come Maruccio e altri in un’alleanza di centro sinistra che ha il compito arduo non soltanto di vincere le prossime elezioni contro il Pdl orfano solo a metà di Berlusconi?  Alleandosi  per giunta con  Casini che  sembra non voler  scegliere ancora una volta e con Vendola che non dispone di una forza sufficiente a  far raggiungere alla coalizione i voti necessari per guidare e –aggiungo-ricostruire un paese stremato dalla crisi, e sempre più in basso per le vicende politiche in corso dal punto di vista civile e morale?
Sono convinto e non da oggi che se il centro-sinistra non prevarrà nelle prossime elezioni l’Italia non risorgerà come paese democratico e civile ma sono preoccupato per alcuni dei suoi alleati a cominciare dall’ex poliziotto molisano e in parte anche dal compagno Niki che sembra non rendersi conto dei problemi che hanno di fronte gli italiani e le loro istituzioni (penso alla scuola a tutti i livelli come alla cultura di cui mi occupo sempre nel mio insegnamento universitario) e della necessità di aggregare forze ampie per sconfiggere quella che anni fa Franco Simone chiamò in un suo indimenticabile saggio pubblicato nel 2008 come Il mostro mite,cioè la nostra destra arretrata e non in grado né di restare  in Europa né di migliorare e ricostruire l’Italia contemporanea.

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