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Equo compenso: approvare la legge per far cessare lo sfruttamento ai danni di tanti giornalisti lavoratori autonomi

 

Approvare la legge per l’equo compenso dei giornalisti freelance, ora all’esame della Commissione Lavoro del Senato: per far cessare l’indegno e incontrollato sfruttamento a cui è oggi sottoposta la maggior parte dei giornalisti lavoratori autonomi, che sono la maggioranza della professione. Questo il senso di un appello rivolto ai parlamentari dalla Commissione nazionale lavoro autonomo della Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti italiani, per il timore che il provvedimento di legge, già approvato all’unanimità alla Camera, si areni tra dubbi e rinvii a un passo dal traguardo, per la fine della legislatura.

L’appello, sul quale si stanno raccogliendo le adesioni, è stato meritoriamente fatto proprio e supportato dall’associazione Articolo 21, che lo ha trasformato in una petizione on line, aperta a tutti: giornalisti freelance e contrattualizzati, associazioni, organizzazione ed esponenti della società civile e comuni cittadini.

Questo per manifestare con le adesioni la necessità di di dare concreta applicazione, oggi, senza se e senza ma, all’art. 36 della Costituzione. Che stabilisce: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

L’articolo 36 della Costituzione deve valere anche per i giornalisti lavoratori autonomi. E, più in generale per tutti i lavoratori, dipendenti o autonomi. La Costituzione non si può applicare a singhiozzo, o con zone d’ombra.

Di seguito il testo dell’appello, che vi invitiamo a sottoscrivere e a far sottoscrivere. Grazie

* Coordinatore della Commissione Lavoro autonomo Fnsi

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