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Sharia Italia

 

di Nadia Redoglia
“Serve un chiarimento con Corte europea”. Sta a vedere che vorrebbe pure fare ricorso il ministro della (nostra) salute che giusto ieri per tutelarla ha demandato incarico a tabacchini, palestre, piscine e produttori d’alcolici nonché bollicine. La Corte di Strasburgo ha invece preferito attenersi ai diritti umani ribadendo (dato che l’aveva già sostenuto contro il divieto di fecondazione eterologa)  che la nostra legge 40 (procreazione assistita dal nostro sistema) in tal senso è una cagata pazzesca! Be’, non l’ha detto proprio così, però stante il calvario degli italiani (specie di sesso femminile) interessati, stiamo ormai all’esasperazione fantozziana. Centinaia di coppie non totalmente fertili per (matrigna?) natura, da sempre si rivolgono all’europeo estero in quanto che la loro madre (!) terra (sorellastra d’Europa) rifiuta di proteggerle. Noi stiamo messi che a coppia sana, ma portatrice di gene potenzialmente devastante per i figli, è impedita la diagnosi genetica pre impianto: che la madre abortisca se strumentalmente s’accerterà che non…ci aveva preso!
Così si esprime la laicità dello Stato: roba blasfema anche se applicasse la “sharia”. Dio, infatti, rivolgendosi a Eva, non riuscì ad arrivare a tanto: le comminò solo il “partorirai (mica il concepirai) con dolore”.

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