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Vogliamo o no una Quinta Conferenza Mondiale ONU sulla Donna?

 

traduzioni di Letizia Cascio
Se ne discute da mesi nei luoghi internazionali dei diritti delle donne: siamo d’accordo o no con la proposta di una Quinta Conferenza Mondiale ONU sulle donne, da tenersi nel 2015, lanciata dal presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Nassir Abdulaziz Al-Nasser (Qatar) e dal segretario generale Ban Ki-moon?
Al centro della discussione che sta impegnando ong e gruppi c’è tutto, dalla definizione di quali obiettivi avrebbe questa nuova conferenza alle sue conseguenze, dal luogo in cui dovrebbe tenersi alle modalità con cui verrebbe organizzata…
La proposta ONU arriva nell’anniversario dei venti anni della Quarta Conferenza di Pechino (1995) e del Programma d’Azione allora sottoscritto dagli Stati membri, ma tra le attiviste c’è chi teme che, nel mutato contesto geopolitico, il rischio vero sia l’arretramento sui punti acquisiti, per esempio in tema di diritti riproduttivi.
In Italia, non se ne sa quasi niente. Zero comunicazioni da parte del Dipartimento delle Pari Opportunità, tanto da dubitare che a Largo Chigi ne siano persino informati, e zero dibattito.  Tutto questo, mentre è ornai prossima la 66.ma sessione dell’Assemblea Generale ONU (settembre 2012) dove i 193 Stati membri dovranno discutere della proposta Al-Nasser- Ban Ki-moon.
Legittimo che ogni  giorno di più ci si chieda che fa questo Dipartimento, quale sia nei fatti il suo programma, e come viene applicato. Perché, ad esempio, la nutrita presenza dei suoi funzionari alle riunioni Onu in giro per il mondo non ha alcuna ricaduta d’informazione sull’opinione pubblica?
In tempi di crisi e tagli, se c’è una cosa di cui non hanno bisogno le italiane, caricate di tutti i pesi in famiglia e sul lavoro, è di organismi illusori in loro nome. Chiediamo alla  ministra Fornero da cui dipende il Dipartimento, ed al presidente Monti una risposta ed un intervento deciso.

In attesa, ecco intanto una breve cronistoria e le linee generali del dibattito internazionale tra le attiviste dei diritti delle donne in merito alla proposta di una Quinta Conferenza Mondiale ONU sulle Donne nel 2015.

La proposta

L’ 8 Marzo 2012, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, il presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Nassir Abdulaziz Al-Nasser (Qatar) ed il segretario generale Ban Ki-moon hanno proposto congiuntamente l’organizzazione di una Quinta Conferenza Mondiale sulle Donne (5.a WCW) da tenersi nel 2015.
Nel loro annuncio, i due alti dirigenti hanno spiegato che l’organizzazione di questa conferenza mondiale dovrebbe servire non solo alla disamina dell’applicazione del Programma d’Azione di Pechino, ma anche all’esame dei problemi e degli enormi cambiamenti sopravvenuti in questi venti anni nel mondo, con “implicazioni positive e altro sulle donne”.
La proposta, sottoposta ai 193  Stati membri, sarà dibattuta nella prossima sessione di settembre, 66.ma sessione, dell’Assemblea Generale.

La 5.ta WCW cadrebbe dunque a venti anni esatti dalla Quarta Conferenza Mondiale ONU sulla Donna, Pechino 1995, dove gli stati membri adottarono un testo guida, il Programma d’Azione (PAB), accogliendo tutti i temi della battaglie delle donne per la parità di genere, democrazia paritaria, lavoro, accesso ai luoghi decisionali, rappresentazione, lotta contro la violenza, salute e diritti riproduttivi…
Il contesto in cui si svolse la Quarta Conferenza, gli Anni Novanta del Novecento, era segnato da un’importante mobilitazione internazionale dei movimenti sociali e del movimento delle donne per i diritti e l’uguaglianza di genere, con una forte partecipazione a tutte le conferenze ONU dell’epoca, Rio, Vienna, Cairo, Copenaghen, Pechino.
I risultati di quei  processi  sono stati essenziali per garantire quadri politici internazionali e nazionali in grado di  dare impulso ai diritti umani delle donne, e garantire l’uguaglianza di genere con azioni e finanziamenti adeguati.

Questa sintesi è fondamentale per capire la reazione che adesso viene da gruppi, reti e campagne di donne all’annuncio di una nuova Conferenza. Reazioni che, ad oggi, potremmo definire in una parola “caute”. Al centro delle domande che molte si fanno ci sono i meccanismi di consultazione dell’AG o di ONU Femmes con la la società civile, e l’efficacia e la pertinenza delle conferenze internazionali.
Il 2015, anno in cui si dovrebbe tenere la Quinta Conferenza sulla Donna, è infatti anche l’anno fissato per la realizzazione degli obiettivi del  Millennio contro la povertà (che vede gli stati fortemente deficitari rispetto agli impegni sottoscritti), e l’anno in cui dovrà essere negoziato il nuovo quadro di sviluppo che succederà al Millennio. Durante il Summit Rio+20, che si è chiuso alla fine di giugno in Brasile, gli stati membri si sono blandamente impegnati in un processo di negoziazione che dovrebbe definire alcuni Obiettivi di Sviluppo Sostenibile al 2015. E’ stato lanciato il “ Programma di sviluppo oltre il 2015”, un processo onusiano parallelo ma associato, che vede solo una presenza limitata di gruppi femministi e movimenti di donne.

Le prese di posizione ad oggi

Da San Francisco, Stati Uniti, è partita una campagna di sensibilizzazione finalizzata a mobilitare consenso attorno alla proposta ONU. Il succo è che “la conferenza dovrebbe affrontare i problemi attuali delle donne e delle ragazze, permettere di continuare il lavoro e non tornare su documenti ONU esistenti.”. Secondo i membri della campagna, condotta da Jean Shinoda Bolen, la 5.ta WCW  è necessaria perché “potrebbe servire da punto di incontro per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sui diritti delle donne, e permettere al movimento delle donne del mondo intero di organizzarsi, in questa epoca ”cerniera.”.

A sua volta, Soon Young-Yoon, presidente del Comitato NGO CWS di New York ha dichiarato, a livello personale, che bisognerebbe convincere l’ONU a creare un nuovo modello di eventi mondiali, “un modello il cui scopo non è di ottenere un consenso internazionale nel corso dei lavori sotto forma di dichiarazione finale, ma la realizzazione delle promesse fatte” mediante l’impulso a campagne internazionali. Questo significherebbe sostenere cinque conferenze regionali, utilizzando appieno le nuove tecnologie dell’informazione e dei media sociali per mettere in atto una nuova rete mediatica internazionale. La campagna si articola intorno a due obiettivi:

1. incoraggiare la base ad  “intensificare e accelerare l’applicazione della CEDAW e del Programma d’Azione di Pechino”,
2.  rinforzare le infrastrutture di comunicazione e le competenze tra le parti interessate ( specialmente i minori in seno ai giovani, e la gioventù femminile), i meccanismi nazionali e gli organismi ONU, così come gli scambi d’informazione tra regioni da qui al 2015 e oltre.

IL Forum AWID 2012. Nel corso del Forum 2012 AWID, tenuto recentemente ad Istanbul, la proposta della Quinta Conferenza è stata oggetto di dibattito di caucus specifici, moderati dalla campagna GEAR. Ecco le questioni emerse:

Risorse di tempo e denaro. Il problema esiste, visto che ONU Femmes  non beneficia ancora di un finanziamento adeguato, e molte organizzazione dei diritti delle donne hanno difficoltà finanziarie. Potrebbe essere dunque molto difficile per i movimenti di donne riuscire a trovare le risorse necessarie per partecipare alla Conferenza;

Anniversario di Pechino 1995. Occorre creare eventi diffusi per mettere in luce i progressi fatti e i problemi che ostacolano l’applicazione del Piano d’Azione, l’accesso alle risorse e la trasparenza degli accordi internazionali sui diritti delle donne e l’uguaglianza di genere;

Processo ONU 5.ta WCW. Le organizzazioni dei diritti delle donne esigono di partecipare pienamente a tutti gli aspetti della preparazione, dell’elaborazione, della messa a punto del programma della conferenza, partendo dalla definizione del luogo e degli obiettivi;

Empowerment. Tutti gli eventi organizzati nel quadro di Pechino+20, con specifico riferimento ai processi del 2015 e oltre, devono tenere in conto il punto di vista delle donne e le prospettive femministe, per esempio per quanto riguarda il bilancio del Millennium e l’elaborazione degli ODD previsti;

Eventi previsti per il 2015. Devono permettere slancio ed energia positiva alle organizzazioni dei diritti delle donne. Un evento spossante con lunghe negoziazioni sarebbe inutile e dannoso, nella misura in cui le donne vogliono influenzare ogni processo pertinente al lavoro dell’ONU;

Conseguenze. E’ possibile che una 5.ta WCW  abbia conseguenze sfavorevoli sugli impegni  internazionali  già sottoscritti per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere. Il lancio di una nuova piattaforma attraverso negoziazioni intergovernative, vista la potenza delle forze opposte ai diritti delle donne nel contesto geopolitico attuale, potrebbe risolversi in un arretramento;

Altre soluzioni? Esistono altre soluzioni per insistere sull’applicazione del Programma d’Azione di Pechino a venti anni dalla sua approvazione, e per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla necessità di far avanzare i diritti umani delle donne senza rischiare la rinegoziazione di quanto già acquisito. Ecco quelle discusse:

1. organizzare un evento sul modello del Forum mondiale Onu-Habitat con partner e impegni sottoscritti dalle collettività locali verso la società civile delle donne e un documento finale che riunisca  la serie di raccomandazioni provenienti dalla presidenza;
2. rafforzare la Commissione sullo Status della Donna per renderla più efficace;
3. organizzare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite una Sessione dedicata ai 20 anni del Programma d’Azione di Pechino sotto forma  di  seduta plenaria di alto livello;
4. organizzare una conferenza mirata a sollecitare gli stati membri a mettere in atto il Programma d’Azione di Pechino, e a pubblicare una dichiarazione politica dopo aver consultato la società civile.

Queste ipotesi permetterebbero di evitare nuove negoziazioni con il rischio di mettere in pericolo gli accordi già conclusi e avviare un ritorno indietro nel tempo con stati membri ONU  che rimettono  in questione i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere. Durante le recenti negoziazioni di Rio+20, per esempio, alcuni governi hanno rimesso in questione il ruolo giocato dalle donne nello sviluppo sostenibile, e nel documento finale il tema dei diritti riproduttivi è assente. Le femministe hanno dovuto fare un’enorme pressione per assicurarsi che i governi riaffermassero gli impegni di Cairo e Pechino. Il processo appena concluso ci dà un’anticipazione di quello che potrebbe succedere nel 2015.

E’ essenziale che le informazioni sulla proposta della Quinta Conferenza circolino dappertutto, e che siano visibilizzate le diverse reazioni che il suo annuncio ha provocato nel movimento delle donne. Bisogna che le organizzazioni femminili dn tutto il mondo aprano il dibattito su come è meglio commemorare l’Anniversario di Pechino 1995.

Fonte e ringraziamenti.
women in the city ringrazia Susan Tolmay/AWID per l’accesso agli articoli mirati ed alla documentazione necessari alla redazione di questo estratto del dibattito in corso tra le organizzazioni femminili sulla proposta ONU di una Quinta Conferenza Mondiale sulle Donne nell’anniversario dei venti anni dalla Quarta Conferenza di Pechino 1995.

http://www.womeninthecity.it

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