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USA: “Sì agli sgravi per la middle class i ricchi paghino”

 

E’ giusto prorogare gli sgravi fiscali per il 98% degli americani che guadagnano meno di 250.000 dollari almeno per un altro anno. E’ stata questa la richiesta di Barack Obama al Congresso, parlando dalla Casa Bianca. E’ stato anche il segno che il Presidente ha deciso di battersi fino in fondo per non cedere ai repubblicani; la proposta di Obama, infatti, parla a un Paese che ha sofferto il peso della crisi in termini di diminuzione del reddito, di perdita di posti di lavoro e di fatica ad andare avanti. Non lo stesso si può dire per quell’upper class cuore del capitalismo finanziario mondiale e responsabile delle grandi speculazioni che hanno portato all’attuale disastroso quadro generale, che finanzia la campagna di Romney e promuove – ancora oggi -la deregulation più spietata e totale quale unica ricetta per l’economica e la società americana. L’impegno per il risanamento e una politica sociale equa portato avanti da Obama, si è scontrata spesso con le resistenze ideologiche dei repubblicani al Congresso e ora il capo della Casa Bianca ha deciso di giocare all’attacco e fino in fondo la sua partita.

“Servono sgravi fiscali efficaci, dobbiamo rafforzare la classe media. Io non propongo niente di radicale: solo che quelli che guadagnano di più tornino alla vecchia aliquota. I cittadini americani e gli economisti sono d’accordo con me. Molte persone ricche e patriottiche – ha aggiunto Obama – sono d’accordo con me: sanno che renderanno più forte questo Paese. E’ ora di far scadere gli sgravi fiscali per i più ricchi, me compreso”.

“La nostra missione – sono state le prime parole del presidente – è quella di far tornare le persone al lavoro e di ricostruire un’economia dove tutti possano essere certi che lavorando duramente si farà strada. Il nostro dovere è quello di affrontare le sfide, ma c’è uno stallo – ha proseguito – determinato da due modi diversi di vedere la gestione del Paese”.

Uno stallo, ha sottolineato Obama, “evidente sulla questione delle tasse”, visto che i repubblicani sono favorevoli all’estensione degli sgravi fiscali decisi dall’amministrazione Bush a tutti i cittadini. Tra i repubblicani, ha detto il Presidente, “molti pensano che se spendiamo di più in sgravi fiscali per i ricchi si possano creare posti di lavoro. Ma la prosperità si fonda su una forte classe media che possa comprare i nostri prodotti, che sia proprietaria delle case in cui vive, che possa risparmiare e mandare i figli al college” ha aggiunto il presidente. “Per questo ho sempre sostenuto gli sgravi, sopratutto per la classe media. Da quando sono presidente, abbiamo tagliato le tasse di circa 36.000 dollari in media” ha poi detto Obama. Con gli sgravi votati in passato dal Congresso “si diceva che si poteva ripartire soprattutto con gli sgravi fiscali per i più ricchi, invece ora i ricchi sono ancora più ricchi e le famiglie medie hanno visto precipitare il proprio reddito. Non dobbiamo aumentare le tasse alle piccole imprese e alla classe media” ha aggiunto il presidente.

I conti offshore di Mitt Romney

I democratici continuano ad attaccare Mitt Romney riguardo i suoi conti offshore, sulla scia delle rivelazioni di Vanity Fair. La settimana scorsa il mensile americano ha pubblicato un lungo articolo sui conti che il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti ha in Svizzera e sui suoi investimenti ai Caraibi. Da allora sulla testa dell’ex governatore del Massachusetts sono piovute una lunga serie di critiche. Secondo l’articolo scritto da Nicholas Shaxson, autore di un best seller sui paradisi fiscali, sarebbe oltretutto estremamente complicato riuscire a capire esattamente quanti sarebbero i fondi dirottati da Romney fra Isole Cayman, Bermuda e Svizzera.

“E’ il primo e unico candidato alla presidenza con un conto in una banca svizzera e dei rifugi fiscali”, ha dichiarato il senatore democratico dell’Illinois Dick Durbin al programma di Cbs Face the Nation. “Non c’è altro modo di spiegarlo”. Sebbene Romney abbia chiuso il suo conto svizzero e sostenga di pagare regolarmente le tasse, sia lui che il partito repubblicano hanno avuto numerosi problemi a spiegare i motivi per cui il candidato abbia orchestrato queste operazioni finanziarie in alcuni paradisi fiscali. Il governatore repubblicano del Mississippi Haley Barbour, anche lui presente a Face the Nation, non è infatti intervenuto sulla questione, spostando l’attenzione sul record economico del presidente Barack Obama e sulla debole ripresa economica.

Il governatore repubblicano della Louisiana Bobby Jindal è invece intervenuto a This Week, su Abc, associando gli investimenti caraibici al passato di Romney nel private equity. “Sono felice che sia un uomo d’affari di successo”, ha fatto presente Jindal, che nel corso del programma ha ricevuto diversi attacchi dal governatore democratico del Maryland Martin O’Malley. “Mitt Romney scommette contro l’America”, ha affermato O’Malley. “Scommette contro l’America quando mette i suoi soldi in un conto in Svizzera o nei paradisi fiscali e crea società segrete come quella delle Bermuda, che per evitare di renderla nota mise a nome della moglie prima di divenire governatore del Massachusetts”. Domenica, nel corso di Fox News Sunday, la deputata della Florida Debbie Wasserman Schultz, presidente del partito democratico, ha attaccato l’avversario repubblicano specificando che Romney è stato eccessivamente riservato senza averne motivo riguardo le sue finanze e ricordando che il candidato ha reso pubblico un solo anno di dichiarazione dei redditi. Romney ha infatti pubblicato solamente la dichiarazione dei redditi del 2010 e le stime per il 2011, mentre Obama ha reso note tutte le dichiarazioni fino al 2000 e George Romney, padre di Mitt, quando si candidò alla presidenza alla fine degli anni sessanta fece lo stesso, pubblicando ben dodici anni di dichiarazioni dei redditi. “Sarei molto felice se Mitt Romney rendesse note più di un anno di dichiarazioni dei redditi, dal momento che ultimamente ci sono state notizie fastidiose riguardo una misteriosa società alle Bermuda di cui nessuno sa niente e di investimenti alle Isole Cayman”, ha spiegato Wesserman Schultz. “Gli americani si dovrebbero chiedere perché un uomo d’affari americano ha bisogno di un conto in Svizzera e di investimenti segreti come questi”.

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