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In nome del popolo di De Andrè

 

di Nadia Redoglia
Le istituzionali Autorità (cfr. il parlamento da schede elettorali già macerate) hanno proclamato i vincitori dell’Authority: quelli che per sette anni saranno garanti dei costituzionali, prima ancora che istituzionali, temi sensibili(ssimi). Proprio perciò, come condizione primaria, la legge impone:“Il Garante opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione”. Un giro su Wikipedia, prima ancora delle opinioni dissenzienti d’autorevoli titolati, è già più che sufficiente per capire qual grado di “autonomia” e “indipendenza” posseggono i vincitori! Ma il punto non è questo, bensì quello che sta a monte. Com’è possibile, infatti, riconoscere come “Autorità istituzionale” un’accozzaglia parlamentare praticamente (seppur imbrigliata in teorico tecnicismo) decotta? E ci vogliamo pur mettere il cocente responso del recentissimo elettorato amministrativo che di fatto ha omologato questo stato della cosa? Eppur si muovono ancora… Eleggono i garanti che fanno loro (ancora!) comodo, così come (ancora!) stabiliscono chi, tra i loro pari e apparentati, può e non può essere arrestato e/o sfiduciato.  Sono ancora giganti e ciò implica necessariamente che la parte dei nani è (ancora!) nostra.

Faber novellava: “un nano è una carogna di sicuro perché ha il cuore troppo vicino al buco del culo”. E’ giunto dunque il tempo di chiederci se il popolo da sovrano (tutt’attaccato) sia passato a sovra (staccato) ano?

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