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Il mio dissenso sulla vicenda delle nomine

 

Carissimi Beppe, Federico, Tommaso, Stefano
L’amicizia che ci lega e la solidarieta’ costruita nelle tante battaglie condotte
insieme e che hanno trovato in Articolo 21 un luogo di sintesi, di incontro, di
dialogo, anche di fraternità, se me lo consentite,  mi spinge a esprimere lealmente e con spirito di amicizia il mio dissenso su tutta la vicenda delle nomine nel Cda della Rai, con l’unico obiettivo di contribuire a una discussione che possa rafforzare le nostre future battaglie.
Ci siamo sempre definiti un’associazione di uomini e donne liberi, con pensieri
talvolta divergenti, ma le nostre differenze sono la nostra principale ricchezza.
Anche in questo ci differenziamo da questi partiti moribondi nei quali le differenze o sono represse o diventano correnti organizzate per la spartizione del potere.
Le nostre discussioni sono animate solo dai nostri pensieri, dalle nostre
sensibilità, dal fatto che ciascuno di noi si impegna senza secondi fini, anche
perché non abbiamo (per fortuna) posti da distribuire. Proprio per questo Il fatto che questa volta ci fosse addirittura da scegliere due consiglieri Rai, secondo me, al di la’ della enorme  stima per i nomi indicati e dalla totale fiducia  in chi ha condotto una difficile trattativa, può  compromettere l’autonomia del movimento e la limpidezza della sua battaglia.  Vedete, gia’ il fatto di non trovare altra parola che “trattativa” per definire il modo con cui si e’ arrivati alla scelta dei due nomi mi crea qualche problema: non sono un teorico della purezza dei movimenti contro la sporcizia della politica, tuttavia questa volta la contraddizione mi sembra evidente.
Tutta la nostra battaglia sulla  Rai, a cominciare dalla proposta di fare eleggere direttamente il Cda dagli utenti, alla quale il Pd che ci ha chiesto di formulare i due nomi non mi  risulta abba mai aderito, si fonda su un principio basilare: fuori i partiti e potere di scelta ai cittadini. Mi permetto di domandare: la nomina di due persone su richiesta del Pd  da parte di quattro associazioni molto importanti e certamente rappresentative esaudisce questa esigenza? Penso di no, anzitutto sul piano del metodo. Ci sono state alcune indicazioni venute dalla rete, di ottime personalità, dopodiché la decisione è stata presa in un ristretto cerchio di persone senza in nulla cambiare un modo d’essere che è stato semplicemente trasferito tout-court dalla politica ai movimenti e le trattative sono avvenute invece che tra partiti e nei partiti, tra associazioni e nelle associazioni.
Il risultato? aver trasferito i vecchi metodi della politica nei movimenti senza
aver mutato nulla nelle procedure che non sono un orpello, ma la sostanza della
democrazia. Nominando due rappresentanti nel Cda infatti si accetta intanto la
logica lottizzatoria per cui in consiglieri vanno divisi tra i partiti. Inoltre,
dopo aver invocato i curricula, sarebbe doveroso chiedere che i candidati vengano
auditi e poi valutati in modo che le scelte possano essere pubblicamente motivate e discusse in pubblico. Ciò dovrebbe valere in maggior misura per nomi indicati  dalle associazioni, altrimenti è facile subire la critica: ma come, proprio voi che invocate i curricula poi li stracciate non appena vi si prospetta la possibilità di nominare qualcuno?
Infine, mi stupisco che, in nome dell’emergenza, si accetti che il governo nomini
insieme il presidente e il direttore generale con una forzatura istituzionale che se fosse avvenuta ai tempi di Berlusconi ci avrebbe spinto a scendere in piazza con i forconi. E poi: quale Rai ha in mente il governo Monti? La provenienza di presidente e direttore generale allude a una logica tecnocratica che nulla ci dice sulla qualità del prodotto che deve offrire la più grande azienda culturale del paese. E il sospetto che possa finire nella liste dei beni pubblici da mettere in vendita per fare cassa è più che lecito.  
In conclusione, è certamente apprezzabile che il Pd, dopo la figuraccia rimediata
con la nomina nelle Autorità, “ceda” il suo potere di nomina ad alcune associazioni, ma ciò non cambia di una virgola un sistema di nomina inaccettabile e spartitorio e rischia di essere una pura e semplice operazione di lifting:  ben altro valore avrebbe avuto se, per esempio, il Pd l’avesse accompagnata con le dimissioni dei propri nominati nelle Autorità. Allora sì, che il valore simbolico sarebbe stato dirompente.  Così abbiamo un partito buono Dottor Jeckil che fa le nomine belle di giorno con i movimenti e un partito cattivo Mr Hyde che fa quelle brutte di notte con gli altri partiti.
In questo quadro le pur eccellenti nomine da parte delle associazioni diventano la classica figlia di fico, in una Rai dominata dalle logiche spartitorie dei partiti e dall’algida contabilità tecnocratica.
Contro questa duplice tenaglia che rischia di uccidere la Rai dovremo continuare a batterci anche in futuro e credo che, nel cantiere di cui parla Fammoni, ci dovranno essere tutti, anche i partiti, i movimenti e le personalità che non hanno condiviso la scelta delle nomine.
Con l’affetto e l’amicizia di sempre,
Carmine Fotia

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