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Europa a rischio. La crisi colpisce l’Olanda

 

di Castalda Musacchio
Può sembrare strano immaginarlo, ma, persino gli Olandesi ora sono in fila per riempire i loro sacchetti della spesa con riso, succhi, patate e pane, offerti dalle banche alimentari alle persone indigenti. E dire che questa, ormai, è quasi la quotidianeità persino a New York.
Eppure, è quel che sta accadendo. 
Poco dopo l’ora di pranzo – riferisce il Wsj – in una giornata uggiosa nella periferia di Amsterdam, la gente attende in una lunga fila il proprio turno. Quando arrivera’, le loro borse potranno essere riempite di riso, succhi di frutta, patate e pane. Gratis. E’ questo che propongono le circa 135 associazioni no profit olandesi che stanno aiutando chi è sotto la soglia della povertà a sopravvivere. Gli stessi responsabili delle associazioni hanno constatato che questa richiesta è balzata del 20% nel primo trimestre di questo anno.

Anche se Atene resta, a quanto pare, il centro della crisi del debito europea, non è certamente l’unica città a dover fare i conti con il maggiore declino della prosperita’ dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Da un report europeo pubblicato qualche giorno fa è emerso che la disoccupazione nell’area euro e’ salita ai massimi negli ultimi 15 anni in aprile e che l’economia della Regione si sta contraento per la seconda volta in pochi anni. A quanto pare, una seconda fase recessiva si sta abbattendo anche sui Paesi che sembravano quasi inavvicinabili da questa crisi. Gli elettori francesi hanno preferito Francois Hollande al suo predecessore, Nicolas Sarkozy, al voto delle presidenziali del 6 maggio, convinti dalle promesse del candidato socialista per un alleggerimento delle misure di austerita’ e per un’attenzione maggiore alle azioni coordinate per stimolare la crescita. Il tutto mentre la Grecia e’ finita in un caos politico, oltre che sociale ed economico. Dalle urne elettorali non e’ uscito un chiaro favorito, con i partiti in testa (centro destra, sinistra radicale e socialisti) che non si sono dimostrati sino ad ora in grado di formare una governo stabile.

“Prima la gente non faceva domande e, ora, non hanno le risposte”, sintetizza Austin Hughes, economista di KBC Bank Ireland, contattato da Bloomberg. “C’era una sorta di aspettativa per una crescita continua di reddditi, prospettive lavorative. Ora questa sensazione e’ sparita”. Eppure, proprio una dimostrazione di come sia cambiato lo stato di benessere del popolo europeo lo offre il caso olandese. Un paese un tempo tra i piu’ solidi dell’area, che sembrava immune alla crisi, Amsterdam, ora, deve invece vedersela con una fase di instabilita’ politica oltre che economica. Il primo ministro Mark Rutte ha rassegnato le sue dimissioni in aprile dopo che il Partito Della Liberta’ – formazione anti-immigrazione di estrema destra – ha annunciato di opporsi alle misure di rigore per 14 miliardi che prevedevano tagli alle spese e aumento delle tasse.

“Sapevamo che la crisi stava arrivando anche da noi, sappiamo che non siamo come Italia e Spagna, ma nemmeno come la Germania”, ha dichiarato all’agenzia americana Sweder van Wijnbergen, docente di economia all’Universita’ di Amsterdam. Ci vorra’ del tempo per uscirne e molto dipendera’ dalla Germania”. Un dato su tutti: nel primo trimestre il numero di famiglie che hanno usufruito degli aiuti garantiti dalle ‘banche alimentari’ sono diventate 1.350: entro fine anno dovrebbero salire a 3 mila, secondo quanto riferito da Piet van Diepen, un membro del CdA dell’istituto. “Sono cifre che si gonfieranno sempre di piu’, perche’ la gente sta perdendo posti di lavoro e deve trovare un modo per pagare affitto e mutui”. In Olanda, oltre 23 mila persone ottengono aiuti alimentari dalle associazioni no profit. Le cifre sono in crescita anche in Gran Bretagna, la cui economia e’ scivolata ufficialmente in una seconda fase di recessione.

Tra i 10 stati principali dell’Unione Europea, Londra e’ quella che ha apportato i maggiori tagli al deficit di bilancio. Ed è proprio che in questa gravissima fase recessiva che economisti del calibro di Jean Paul Fitoussi ed Eloi Laurent, in uno degli ultimi libri, “La nuova ecologia politica. Economia e sviluppo umano” propongono un nuovo modello economico basato sullo sviluppo sostenibile, “l’unico in grado – concludono – di invertire la rotta”.


Tratto da un articolo del Wsj
Link: http://www.dailygreen.it/focuss/2498-sfida-cambamento-clima-asia.html

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