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Sciopero della fame per 1600 palestinesi. Sei in pericolo di vita

 

Sono circa 1.600 ( 2.500 secondo alcune Ong arabe) e stanno combattendo una dura silenziosa battaglia per vedere riconosciuti i propri diritti. Sono i prigionieri palestinesi ( 4.700 in tutto) rinchiusi nelle carceri israeliane che dal 17 aprile scorso hanno deciso di intraprendere in maniera collettiva uno strenuo sciopero della fame… forma di lotta non violenta, avanzando richieste ben precise, senza che alcuna di queste, stando ai comunicati diramati, sia stata accolta.

Fra le richieste: la fine delle detenzioni amministrative, sospensione dell’isolamento, diritto all’istruzione, fine delle invasioni mirate alle stanze e alle sezioni dei detenuti, il ripristino delle visite dei familiari, specialmente ai detenuti della Striscia di Gaza…

A lanciare però l’allarme in rapporto alle condizioni di almeno 6 di loro, parlando esplicitamente di pericolo di morte, è la Croce rossa internazionale che conferma di fatto quanto circolato lo scorso fine settimana presso la stampa araba. “Esortiamo le autorità a trasferire senza rinvii tutti e sei i detenuti in un ospedale adeguato in modo che le loro condizioni possano essere costantemente monitorate e in modo che possano ricevere assistenza medica specializzata”, ha dichiarato il capo della delegazione del Cicr in Israele e nei territori palestinesi occupati Juan Pedro Schaerer.

Le condizioni più preoccupanti riguarderebbero in particolar modo Bilal Diab e Thaer Halahleh (il cui ricorso alla Corte suprema israeliana è stato appena respinto) giunti ormai al 74° giorno di sciopero della fame, sospesi tra la vita e la morte.
Di situazione esplosiva comincia a parlare ormai anche la stampa israeliana seriamente preoccupata delle possibili conseguenze di un decesso tra gli scioperanti.

Sebbene la diplomazia internazionale ( Croce Rossa internazionale, l’Unione Europea ed il governo palestinese), molto in sordina, sia all’opera, da Israele non sembra giungere tuttavia nessun segnale incoraggiante, mentre si moltiplicano le manifestazioni di protesta e di sostegno a Gaza come in Cisgiordania.

Continua invece a rimanere agli arresti, in attesa di un processo, in una prigione israeliana l’italiano Marco Varasio, arrivato a Tel-Aviv con il coordinamento Flytilla lo scorso 15 aprile.

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