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Scene di vita padana nella libera università di Gemonio

 

di Enzo Costa
Biechi centralisti della logica, quanti sono rimasti interdetti dalla ricandidatura di Bossi alla segreteria della Lega dopo il suo passo indietro dalla segreteria della Lega. Il secessionismo padano fra parole e fatti, fra discorsi e realtà, fra spiegazioni e notizie (di reato), fra soggetto e predicato verbale, espugna l’oppressiva consequenzialità cartesiana per librarsi, illuminato dal Sole delle Alpi, in una fantasmagoria di voli pindarici e (per la corrente maroniana) barbarici: Belsito e Rosi Mauro sono cattivi perché terroni; la Lega è indagata perché si oppone al governo Monti; Bossi non sapeva che Belsito gli pagava le spese di casa e di Family; Bossi si dimette; Bossi, per l’appunto, si ricandida. E magari dopodomani, previo infuocato comizio nel basso varesotto in cui si alzano le mani sui giornalisti romani, non si ricandida più. Fino a venerdì, quando, in un’alata prolusione alla libera Università di Gemonio, si candida a segretario, presidente e tesoriere, venendo eletto sparata stante per acclamazione, unitamente al Trota, che assume la carica statutaria di triplice vice (carica certificata via fax dall’ordine notarile di Tirana): dopo la fase “ramazze di saggina”, la svolta del “Fresh and clean”, da far impallidire quella di Salerno. Svolta che Maroni lì per lì, dal vivo, ingoia; ma che la sera, a casa, su Facebook, deplora. E se poi quella tiranna della logica insiste con i suoi diktat di Regime, un grido dadaista la annienta: “Padania…” e sotto il palco, il popolo fiero in coro: “…libera!”. Soluzione la cui vincente illogicità valica i confini politici del Carroccio. Io, per esempio, adesso non saprei bene come concludere questo articolo, ma mi gioco l’arma segreta: “Padania…” e voi lettori all’unisono: “…libera!” (vedete che funziona?).
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tratto da L’unità

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