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Flash mob contro il femminicidio

 

55 cartelli. Ciascuno ricorda il nome e l’età delle donne uccise nel  2012
dagli uomini. Questa l’azione dimostrativa che Tilt ─ rete di rete di
collettivi e singoli di sinistra, impegnata da tempo anche sul tema della
violenza di genere ─  ha organizzato, *oggi *alle *17 a Montecitorio,*  per
denunciare  l’ennesimo omicidio nei confronti di una donna  e per
sollecitare la politica ad impegnarsi attivamente nella prevenzione e nel
contrasto a questo fenomeno ancora ignorato.

*127 *nel 2010,* 137 *nel 2011;* *già* 55 *nel 2012. Sono le donne uccise
negli ultimi anni dai loro compagni, fratelli, mariti. I media  li
segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati,
gelosia. Si tratta invece di una pratica violenta di matrice non patologica
ma culturale. Il nome che la identifica è  *femminicidio,* neologismo in
uso già da anni anche in Italia, che indica la distruzione fisica,
simbolica, psicologica, economica, istituzionale della donna.

Se ne sono accorte tutte le istituzioni internazionali, a partire dall’ONU.
*Rashida Manjoo*, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza
contro le donne in vista nel nostro paese alla vigilia dell’8 marzo
scorso,  ha ribadito che in Italia ormai si deve parlare di *femminicidio.*

La violenza maschile ha molti volti, uno dei quali è quello istituzionale:
la crisi economica e culturale che stiamo vivendo diventa il pretesto per
smantellare lo Stato sociale. L’Italia ha infatti ha già un numero scarso
di centri antiviolenza distribuiti sul territorio, che potrebbero veicolare
un sistema non solo di sostegno nei confronti delle donne, ma anche di
supporto per quegli uomini che vorrebbero uscire dalla trappola della
violenza che esercitano sulle donne.

Il *Femminicidio *è un fenomeno che si accanisce sì, contro un genere, ma
uccide anche un’intera società, fatta sia di uomini che di donne.

“Tilt – una rete fatta di giovani donne e uomini – “chiede a gran voce a
tutte le istituzioni e alla società civile, di smetterla di limitarsi
all’indignazione e alla condanna, ma di avviare una riflessione profonda e
trasversale a tutti i generi e tutte le età, la quale potrà raccogliere dei
frutti solo se supportata nei fatti da una concreta azione di governo. Si
potrebbe cominciare da non  non tagliare i fondi, ma potenziarli, anche a
questo settore,  avviare una compagna informativa che vada oltre i
pregiudizi e gli stereotipi di genere.

*Roma, Mercoledi 2  Maggio ***

*ore 17.00*

*Montecitorio*

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