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La sabbia e il gorgoglio

 

di Nadia Redoglia
E fu così che dalla trota al carroccio si passò alla trota bollita. La prima faceva giusto più appetibile figura, ma solo perché avvolta in carta argentata e, al pari d’orata, portata orgogliosamente sul desco padano con omonimo grana, ma aprendo l’involucro sempre espressione da pesce lesso teneva. Papi Bossi e mamy Bosina, stufi di vederlo giocare con castelli di sabbia (paletta e secchiello), per renderlo autosufficiente gli hanno costruito un autentico e (istituzionale) Paese dei Balocchi: che se lo mantenesse lui (noi)!

Scoppiettarono gorgoglii di felicità. Dapprima si buttò a pesce (che altro sennò?) nella Padania Calcio, ne diventò segretario (il presidente era l’allora ministro dell’Interno Maroni) indi ideò video-game (dal “rimbalza il clandestino” al “converti il comunista”). Fece testo in face-book (da “face” imperativo del verbo fare, “book” sinonimo di libro) riuscendo persino a coinvolgere l’amico Cota, allora impegnato a diventare presidente piemontese: il futuro governatore leggendo che il rampollo aveva fatto “amica” una certa pagina (Lega Nord Mirano) s’accodò. Troppo tardi scoprì che il manifesto proponeva di torturare i clandestini…

Furono però quelli del Pirellone (o Pirlellone, a seconda di come girano al governatore) buoni a condividere con il trota (e boni pure con la torta) gli onori istituzionali.
Morale della favola: pesce grosso mangia quello piccolo oppure il pesce comincia a puzzare dalla testa? Fate voi.

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