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Dal trota alla trita il passo è breve

 

di Nadia Redoglia
L’arte cul/in/aria ha appassionato i nostri simpaticissimi lettori! Ci giungono ricette più disparate: dalla trota ai ferri (intesi proprio come ceppi) a quella in salamoia (nell’accezione dantesca: tu hai da provare sì come sa di sale lo pane altrui!)

Ma intanto saghe e bighe (nonché seghe e beghe) leghiste crescono. Esaurita la cucina, tocca passare alla fucina. Nella fattispecie quella del “cerchio magico”. Oggi tira quella. Alla Marrone  pare fosse affidata la parte “tecnica” (cfr mansarda zeppa di testi satanici e giù di lì).

Alla Nera (a scapito del nome “Rosy”, un misto tra mamma Ebe e Amelia di Paperopoli, seppur più interessata alla rendita del primo cent di Bossi de’ Paperoni piuttosto che al suo valore nominale) la parte “filosofica”. La prima è madre al Trota: più che sufficiente, già dato. Manu ciao.  Per la seconda qualche parola tocca spendere.

Non è che, per caso, tra scope e anatemi vari ci vogliano propinare la favola trita della strega cattiva, tenuto conto che è donna e pur giunta originariamente terrona ?!
No, perché, lungi da noi qualsiasi difesa (ché abituati ai Calderoli, figurarsi se ci scandalizzano i calderoni della strega!) qualche perplessità in punto ala piega (piaga) che sta prendendo la Lega ce l’avremmo…

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