Le iniziative più recenti sono segnalate sul nostro sito (ma forse nessun altro le vuole denunciare): la parola sarà data ai neofascisti a Ortona e Orvieto. La forma di protesta più immediata e meglio organizzata sarà a Venezia il 19 settembre contro la violenta aggressione fascista a esponenti di AVS. E Articolo 21 liberi di… sarà anche lì . Questo avviene nell’Italia governata dalla destra destra che in tante altre occasioni dimostra tutela verso le manifestazioni sempre più nere e, al contrario, tolleranza zero verso chi contrasta quelle iniziative che tradiscono la Repubblica e la Costituzione.
Contemporaneamente, sembra inarrestabile la marea nera che monta in Europa. Il 44,5% conquistato dall’AFD in Sassonia, accolto con un entusiasmo dichiarato da Salvini, Trump, Vannacci, e in modo più riservato ma certo non meno importante da tanti altri politici di destra italiani, è stato interpretato come segnale inequivocabile di una preoccupante, spaventosa deriva antidemocratica che rischia di attraversare tutto il continente.
Per tranquillizzare può bastare il dato in controtendenza venuto dal risultato delle politiche in Svezia? Io penso di no perché l’errore è non riflettere su come in Italia e in altre realtà europee si è arrivati a tentare di nascondere o sminuire il disastro mondiale provocato negli anni ‘40 da nazismo e fascismo. E se non si corregge il tiro faremo sempre più fatica e ricostruire la verità dei fatti storici.
L’abbandono della partecipazione, l’illusione che la coscienza democratica fosse da sola auto-produttiva, che la libertà conquistata dal sangue dei partigiani fosse entrata nel dna dei cittadini nati nel secondo dopoguerra ha fatto sì che cessasse la forte mobilitazione per far conoscere gli orrori del fascismo. Così ha avuto spazio la falsificazione, la propaganda, il tentativo ripetuto e continuo di riscrivere la storia.
Oggi che siamo alle prese con una folle politica di riarmo, di racconto esclusivo di conflitti senza possibili mediazioni diplomatiche, del rischio quotidiano di trovarci immersi in una guerra ben più estesa oltre i confini dell’Ucraina, quali strumenti abbiamo a disposizione per contrastare tutto questo? Possibile che il solo Sanchez abbia la competenza e il coraggio per opporsi a tanta follia? E cosa accadrà da noi se dovessimo ricadere nella disgrazia di essere governati per il prossimo quinquennio da incompetenti asserviti, lacché non solo di Trump ma anche addirittura di Netanyahu?.
Ecco perché bisogna cominciare fin da ora a prevedere come ostacolare, contrastare la marea nera qualunque dimensione riesca a raggiungere. Istruzione, partecipazione, confronto, dialogo, lotta alla solitudine in cui questo folle turbocapitalismo intende farci sprofondare, strumenti tutti da mettere in campo sia che si vincano, sia che si perdano le prossime elezioni politiche. Programmi unitari tra tutti i democratici che credono nella Costituzione perché vengano finalmente tutelati completamente tutti i diritti e i doveri in essa elencati. Unità nel fare, non solo nel dire.
Le parole non sono bastate finora e saranno sempre più insufficienti. Occorrono fatti, iniziative, presenza, smettendola di pensare solo ed esclusivamente alle scadenze elettorali. Le disastrose scelte del 2022 sono state frutto dell’ottusa concezione di bastare a se stessi. Quella lezione potrebbe servire ad evitare un’altra sconfitta, ma se non si tradurrà in azioni condivise sul fronte della pace, del rifiuto del riarmo, dell’aiuto alle fasce più deboli della popolazione, alla garanzia della dignità del lavoro e della sua retribuzione, diventerebbe presto una vittoria di Pirro.
