Emfa, la grande incompiuta

Beato Pino Puglisi, ti prego, fai questo miracolo

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Padre Pino Puglisi, assassinato da Cosa Nostra il 15 Settembre del 1993, ha rappresentato in vita una eresia inaccettabile per l’ordine mafioso che, pure in crisi, stava combattendo per la propria sopravvivenza la battaglia più spietata, clamorosa e complessa della sua storia plurisecolare, iniziata con la inappellabile sentenza di condanna uscita dal “maxi” processo il 31 gennaio 1992.

Salvatore Riina lo aveva annunciato ai suoi nella riunione degli “auguri di Natale” sul finire del mese di Novembre del 1991: ognuno si sarebbe dovuto prendere le proprie responsabilità. Sapeva Riina che non c’era più niente da fare per dirottare il corso del “maxi”, contro cui pure aveva rovesciato tutto il fuoco possibile, facendo strage di uomini di Stato come di parenti dei “pentiti” e ogni residua trattativa altolocata con quel potere romano che oramai girava le spalle e mollava mafiosi e vicari. Era furioso Riina e aveva già deciso che la vendetta avrebbe riguardato sia Giovanni Falcone che Paolo Borsellino. C’erano altri nomi in quella lista, che poi ebbero salva la vita ed al contrario mancava quello del prete di Brancaccio, che poi venne aggiunto per ordine dei Graviano. Quando? Difficile dirlo con certezza: certamente l’apertura del centro giovanile “Padre Nostro” ad inizio del 1993, nel cuore di Brancaccio, aveva dato molto fastidio a chi vedeva minacciata la propria egemonia culturale da questo prete indomito che in nome di Gesù sconfessava pubblicamente i mafiosi, smascherandoli per quello che erano e cioè dei criminali degni di disprezzo. Ma altrettanto certamente non fu estranea alla decisione di Cosa Nostra la necessità di reagire in maniera plateale al grido di Papa Giovanni Paolo II che, dalla Valle dei Templi nel maggio del 1993, aveva tuonato contro la mafia, avvertendo che il giudizio di Dio sarebbe arrivato inesorabile.

Per la Chiesa cattolica padre Pino Pugisi è un santo, cioè un testimone della fede da onorare sugli altari, da emulare nella vita di ciascuno, ma anche un “medium” tra l’amore di Dio e la realtà umana, un amore sempre capace di irrompere nella realtà a dispetto delle sue leggi, solo che appunto trovi la via per farlo. In altre parole: a Padre Pino Puglisi la Chiesa riconosce la capacità di fare miracoli.

Ed allora a lui alziamo una preghiera: che per suo tramite l’amore di Dio tocchi il cuore di Giuseppe Graviano, perchè questi decida finalmente di collaborare con la giustizia.

Non sfugge infatti che l’anniversario dell’assassinio di padre Puglisi cade nel giorno in cui si attende la decisione del GIP di Caltanissetta se rimettere o meno in ruolo il procedimento sui mandanti delle stragi del 1992 a carico di Marcello Dell’Utri (Silvio Berlusconi dal procedimento è naturalmente uscito), altrimenti destinato all’archiviazione come già richiesto dalla Procura di Caltanissetta. A quella richiesta si era opposto, solitario, l’avvocato di Salvatore Borsellino, Fabio Repici e nelle more, il 12 Agosto, un altro avvocato, quello di Giuseppe Graviano aveva scritto al GIP di Caltanissetta della volontà di Graviano a rendere nuove dichiarazioni sui suoi rapporti con Dell’Utri e Berlusconi, aggiungendo per altro di essere comunque determinato ad informarne l’opinione pubblica. Ma le attese e supposte “nuove dichiarazioni” nulla hanno a che fare con una piena collaborazione con la magistratura che non potrebbe che muovere dalla piena assunzione delle sue stesse responsabilità, dal Graviano sempre respinte. Ed ecco spiegato il senso della preghiera al Beato Pino Puglisi, perché la verità è già una forma di giustizia. Amen.


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