Emfa, la grande incompiuta

Vannacci contro la Fondazione Cecchettin. Incredibile (ma vero) e la risposta arriva dalla “periferia”

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Certe volte è più semplice replicare alle affermazioni incredibili (ma vere) fatte da leader nazionali. Basta guardare la loro “messa a terra”, l’impatto nel mondo reale dei proclami lanciati da un palco a beneficio dei social. Sta andando così per la assurda (ma vera) crociata del generale Roberto Vannacci contro la Fondazione costituita da Gino Cecchettin e volta a sensibilizzare contro la violenza sulle donne, partendo dai luoghi più consoni, probabilmente necessari, ossia i territori e le scuole. La risposta più calzante arriva proprio dalla “periferia” e dice più di qualunque replica politica al generalissimo. Ecco cosa ha scritto in un post sui social Michelangelo Cavone assessore al welfare del Comune di Bari: “Vannacci prima ci ha spiegato che il femminicidio non esiste. Ora il movimento politico da lui fondato attacca addirittura il programma di formazione della Fondazione Giulia Cecchettin, fondata da Gino Cecchettin, padre di Giulia, ammazzata con 75 coltellate. È stata persino scritta una lettera al ministro Valditara per chiederne lo stop: secondo loro ‘criminalizzerebbe gli uomini’.
Parliamo di un percorso formativo rivolto agli e alle insegnanti della scuola primaria e dell’infanzia per prevenire la violenza di genere. Un programma che vede proprio la nostra Puglia tra le regioni pilota della sperimentazione. Ogni anno, in Italia, continuano a morire in media cento donne, nella maggior parte dei casi ammazzate per mano dei propri partner o ex partner.
La parola femminicidio, onorevole Vannacci, indica il movente dell’omicidio e non semplicemente il sesso della vittima. Del resto, basterebbe cercarne il significato sul dizionario. Significa che una donna viene uccisa in quanto donna, per logiche di possesso, logiche figlie della cultura della sopraffazione e della cultura dello stupro. Noi continueremo a essere al fianco di Gino Cecchettin e di tutti i padri, di tutte le madri, le figlie, le sorelle, le amiche e le donne che lottano ogni giorno affinché «mai più» significhi davvero ‘mai più’. Per questo, come assessore al Welfare della città di Bari, sono già al lavoro con le associazioni e le realtà del territorio per costruire nuovi protocolli d’intesa affinché l’educazione sessuo-affettiva, di fatto ormai negata nelle scuole, possa arrivare comunque ai ragazzi, alle ragazze, ai bambini, alle bambine, ai genitori e a tutta la nostra comunità. La porteremo nelle famiglie, nei centri sportivi, nei centri aggregativi. Ovunque sia necessario. Se ci chiudete le aule delle scuole, noi apriremo le porte, i portoni, le strade e le piazze della città. Per ogni spazio che proverete a chiudere, noi ne apriremo un altro. Con sua buona pace, onorevole Vannacci. Non ci fermerà”.

(Nella foto Gino Cecchettin)


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