“Presos politicos”, il conto aperto dei diritti umani nel Venezuela post Maduro è il tema centrale di uno dei molti dibattiti della quindicesima edizione del Festival della Politica di Mestre, cui partecipano Alberto Trentini, Beppe Giulietti e Licola Pellicani. A un anno da quando dallo stesso palco veniva chiesta la liberazione del cooperante veneto detenuto. “Oggi non parlo da detenuto, parlo da testimone. Grazie a Mestre, al festival della politica e a chi non ha dimenticato, alle persone, alle associazioni e alle voci che hanno continuato a chiedere la mia libertà”
Il conto aperto nel Venezuela di oggi ha due facce, dentro le carceri ci sono i prigionieri politici, i detenuti stranieri, gli ostaggi del sistema; fuori le famiglie a cancelli, un Paese impoverito, terremoto e instabilità. La detenzione attraversa i muri, la crisi attraversa il Paese”.
I prigionieri politici in Venezuela sono 328 al 31 agosto 2026, di cui 317 uomini e 11 donne; 183 sono civili, 145 militari. Gli Stati Uniti avevano promesso la liberazione di prigionieri che, invece, sono ancora in carcere. Il rischio dell’oblio su ciò che accade in Venezuela è altissimo, la vera condanna a morte, per questo l’attenzione internazionale è l’unica assicurazione sulla vita e il silenzio è l’arma in mano al regime.
Il filo conduttore del festival di quest’anno è “la speranza non è l’ottimismo”. La speranza non nasconde i problemi: li affronta. Con la convinzione che possiamo ancora prendere il controllo del nostro destino, imprimergli una svolta. Dunque quest’anno il Festival della Politica si metterà alla ricerca delle prospettive di senso costruite dalle donne e dagli uomini del nostro tempo, nel contesto di una crisi globale costellata di ingiustizie e guerre, instabilità economiche, disuguaglianze, rivoluzioni tecnologiche che promettono trasformazioni epocali.
Un programma con decine di eventi tra dibattiti, lectio magistralis, presentazioni di libri, proiezioni cinematografiche, spettacoli.
