Emfa, la grande incompiuta

Grande risposta a Napoli per l’iniziativa dove si è rilanciato il Nobel per la Pace ai bambini di Gaza

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Una iniziativa per rilanciare l’idea del professor Eugenio Mazzarella di assegnare simbolicamente il Premio Nobel per la Pace ai bambini uccisi a Gaza: questo il tema dell’incontro che si è svolto ieri pomeriggio (venerdì 11 settembre) a Palazzo Serra Di Cassano, sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, che ha promosso l’appello insieme con “Imbavagliati – Festival Internazionale di Giornalismo Civile”, Articolo21 e in collaborazione con la Film Commission Regione Campania. Quella del premio Nobel per gli innocenti assassinati in Palestina è una provocazione, consegnata quest’estate da Mazzarella al quotidiano “Avvenire” che l’ha promossa attraverso una campagna di raccolta firme (si può aderire inviando una mail a petizione.gaza@avvenire.it), per risvegliare le coscienze politiche sulla tragedia di un popolo martorizzato e bloccato in un limbo infernale. Nel corso del focus è stato, infatti, ricordato che in una presunta pace, nella Striscia di Gaza continuano a morire civili, soprattutto bambini: sono stati 300 gli innocenti uccisi in 300 giorni. Secondo i dati dell’Unicef ne muore uno al giorno, anche per malnutrizione, mancanza di medicine, acqua sporca. Una proposta che non esclude nessuno, ma vuole promuovere una pace “vera” di cui hanno bisogno tutti i bambini, gli adolescenti del mondo per non morire…

A portare il proprio contributo con il filosofo napoletano sono stati Massimiliano Marotta, presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici; Laura Lieto, vicesindaca del Comune di Napoli; Marisa Laurito, artista e presidente onoraria dell’associazione Fermatevi!; Désirée Klain, ideatrice di Imbavagliati; Nino Daniele, segretario dell’associazione Fermatevi! ed ex assessore alla Cultura del Comune di Napoli; Barbara Schiavulli, inviata di guerra e fondatrice di Radio Bullets e Fabiana Pacella, Portavoce di Articolo21 per la Puglia.

Intervenuta anche la comunità palestinese di Napoli, rappresentata, da Omar Suleiman e Jamal Qaddorah. All’incontro hanno partecipato inoltre il deputato Dario Carotenuto ed erano presenti Anna Motta e Pino Paciolla, genitori di Mario Paciolla.

Il tema della guerra è stato affrontato anche attraverso il racconto dei temi trattati nel documentario “Naza”, richiamato da Mazzarella con una definizione netta: «Naza è un’ora e venti di puro orrore per la mente che si rifiuta di capire». Il film, presentato all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con un’accoglienza di 25 minuti di applausi, affronta l’uso dell’intelligenza artificiale e di software come Lavender nelle operazioni militari nella Striscia di Gaza.

Particolare rilievo ha avuto la lettura di Marisa Laurito, della lettera del cardinale Domenico “Mimmo” Battaglia. Rivolgendosi ai «mercanti di morte», Battaglia ha posto la figura del bambino al centro di un appello contro la trasformazione della guerra in una fonte di profitto e ha richiamato la responsabilità degli adulti nei confronti delle generazioni più giovani.

Al termine dei lavori è intervenuta con un accorato video messaggio sul tema della libertà di stampa, la giornalista  Fabiana Pacella, portavoce di Articolo21 Puglia, con un contributo dedicato al ruolo dell’informazione nel documentare le violazioni dei diritti e nel contrastare la rimozione delle responsabilità, parlando anche del femminicidio in Italia

 

L’Afghanistan e la cancellazione dei diritti

Schiavulli è intervenuta con un video messaggio incisivo, nel quale ha affrontato il tema della morte dei bambini nei conflitti e quello della condizione delle donne afghane, private progressivamente di diritti, libertà e possibilità di partecipazione alla vita pubblica. Due questioni che, pur appartenendo a contesti geopolitici differenti, hanno riportato al centro del confronto il tema della tutela dei civili e del ruolo dell’informazione nel raccontare ciò che accade nei territori di guerra e nelle società sottoposte alla repressione.

Dalla Palestina all’Afghanistan: il confronto ha quindi spostato l’attenzione sulla condizione femminile. Il ritorno al potere dei talebani ha prodotto una progressiva restrizione degli spazi di libertà e partecipazione delle donne afghane, tema affrontato attraverso testimonianze, contributi artistici e progetti di cooperazione. È stato proiettato il video de “Le Sirene”, brano nato dalla collaborazione tra Martina Attili e la cantante afghana Alia Ansari, dedicato alla condizione delle donne afghane. È stato, inoltre, presentato il progetto collegato a NOVE Caring Humans, impegnato nella formazione e nell’autodeterminazione femminile in Afghanistan.

 

 


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