È un grido di migliaia di persone. Un grido che cresce di intensità, che si fa urlo, che si fa monito per tutte le donne e per tutti gli uomini che credono ancora nella vita e nella pace. Un grido che cresce di intensità con l’aumentare delle firme, giorno per giorno. La petizione di Avvenire che chiede il Nobel per la pace ai bambini di Gaza è il tentativo di non rendere vane tutte quelle morti, di non rendere vana la strage di innocenti che si è consumata a Gaza sotto le bombe dell’esercito israeliano. Di non rendere vana la morte dei bambini sotto le bombe in ogni angolo del pianeta. Bambini presi di mira, bambini considerati “target”, obiettivi e non vite da difendere e tutelare così come si deve difendere il futuro che ognuno di loro rappresentava. A nome dell’intera umanità.
Perché un’umanità che consideri i bambini “sacrificabili” è una umanità che rinuncia alle sue prerogative, alla sua identità. Una umanità che uccida i suoi bambini non è degna del presente. E nemmeno del futuro.
Gaza come simbolo di un immane sacrificio di innocenti perpetrato da potenti, consumato da un esercito che usa i suoi fucili per commettere crimini contro l’umanità.
Diceva Gino Strada che “l’antidoto alla guerra è costruire diritti umani”. Mai come in questo momento storico emerge con forza la verità di quelle parole. Dopo le stragi di innocenti consumate durante la Seconda guerra mondiale, l’umanità si era data delle regole che ruotavano intorno ad un principio basilare: durante le guerre i civili vanno tutelati. Questo principio è calpestato e vilipeso. Non solo i civili non vengono tutelati in Palestina, ma diventano obiettivi.
I bambini a Gaza continuano a morire anche in tempi di tregua, una tregua ogni giorno disattesa. Si mietono vittime e si fa strage di bambini anche impedendo loro di mangiare e curarsi, di vivere in condizioni igieniche che garantiscano il minimo di salubrità. Nei campi profughi, tra le macerie di ciò che era Gaza, si sopravvive tra miasmi di fogne a cielo aperto e invasione di topi; tra infezioni e scarsità di cibo. Le prime vittime ancora una volta sono i bambini.
Ho aderito con convinzione all’appello lanciato dal prof. Eugenio Mazzarella, docente di filosofia alla Federico II di Napoli e raccolto dal quotidiano Avvenire. Ho aderito personalmente e come iscritto di Articolo 21. Perché ognuno di noi ha il dovere di non voltare la testa, ha il dovere di spendersi per la vita dei bambini, per la vita degli innocenti, per la pace e contro ogni guerra.
