Ma quale Italia proporremo al mondo nei prossimi cinque anni? L’Italia del rigore, dell’etica, della solidarietà, dell’autonomia in politica estera o confermeremo la vergogna di un Paese che non rispetta impegni internazionali, che adegua le leggi a seconda che si tratti di amici o avversari della maggioranza, che disprezza la libertà d’informazione e arriva a respingere le prese di posizione europee su un tema fondamentale per la democrazia, che per tenersi buoni i giganti tecnologici riduce le multe dell’80% sul totale che era stato calcolato su una colossale evasione fiscale, che tenta in tutti i modi di falsificare agli occhi dei cittadini, contrari al 58 per cento, le disposizioni sul riarmo?
Generalizzazione? No, se si va a spulciare caso per caso cosa combinano Meloni e soci.
Cominciamo dai rapporti internazionali. Possibile che con tutto quel che accade nel mondo di spaventoso, odioso, delinquenziale ci si debba occupare solo dell’Ucraina? Paese in armi che continua ad essere foraggiato sempre e solo per aumentare la qualità e la potenza di fuoco, mai per suggerire una diversa disponibilità
diplomatica, non foss’altro per fermare i bombardamenti che stanno devastando la vita dei concittadini di Zelensky il quale si occupa solo di cambiare ministri e generali.
Tutto il resto non conta. Trump assalta il Venezuela? Trump minaccia Cuba? Trump sembra giocare su una play station alla guerra contro l’Iran, annunciando e negando, tanto i suoi conti miliardari si ingrossano sempre più? Nessuna parola governativa, silenzio tombale.
La presidente del Consiglio diventa ridicola quando chiude agli spagnoli l’ingresso in Italia, violando gli accordi di Schengen, come si e si trattasse del pericolo immigrati marocchini, quelli dell’enclave spagnola contro cui s’è levata l’ira di Trump in odio alla coraggiosa politica autonoma del presidente spagnolo Sanchez.
Chiusura agli spagnoli in nome non solo di Trump ma anche di Vannacci usando parole di condanna dell’operato di Sanchez che invece non si sono mai sentite in tutti questi anni contro il principale ricercato dalla Corte Penale Internazionale: il massacratore di palestinesi che continua a colpire tutte le residue strutture umanitarie di Gaza, anche quelle, ovviamente, ricettacoli di ‘terroristi’. Ma Netanyahu non può e non deve essere toccato.
Al nostro interno? Negata la possibilità di conoscere la verità su quel che commise l’allora vice ministro Delmastro; le scomposte accuse alla magistratura per la condanna – per altro lieve – al gioielliere Rogero, tirando per la giacca il presidente Mattarella; lo stesso presidente della Repubblica che viene ignorato quando raccomanda la disposizione europea sul rispetto dell’autonomia del lavoro da parte degli organi d’informazione (il mai accolto e rispettato EMFA); l’odio verso i coraggiosi giornalisti d’inchiesta minacciati sempre e comunque di querele temerarie; la gestione padronale della Rai, azienda di servizio pubblico, ormai privatizzata di fatto.
E sempre in Italia, una vera chicca: la condanna inflitta ad Amazon per evasione fiscale. Multa di tre miliardi, ridotta dell’80 per cento. La multinazionale pagherà solo 600 euro. Preferisco far peccato piuttosto che passare per stupido e immagino che questa scelta sia stata fatta in funzione delle prossime elezioni per accaparrarsi i favori della potentissima azienda.
L’Italia dei furbi, degli opportunisti, dell’odio, del razzismo impersonato in particolare da quel Vannacci che non è difficile immaginare pronto ad accettare l’invito a salire sul carro dell’attuale maggioranza.
È ora di smetterla di affrontare le questioni caso per caso. Occorre una riflessione generale che ci porta dritti dritti a quel che ancora una volta si è ripetuto a Bologna, il 2 agosto, 46’ anniversario della mostruosa strage della stazione. Per la Repubblica nata dalla Resistenza al nazifascismo l’antifascismo è il principale fondamento. Solo una Presidente del Consiglio come Giorgia Meloni può farlo diventare un’opzione. Ma è davvero possibile immaginare che una rappresentanza così antistorica e pericolosa dell’Italia possa di nuovo governare?
Non è tempo di divisioni. È tempo di un’opposizione sempre più compatta e unita che si aggreghi proprio in nome della lotta al fascismo strisciante che si sta facendo sempre più scoperto e aggressivo.
