Giornalismo sotto attacco in Italia

L’anniversario della Strage fascista di Bologna unisce chi crede nel lavoro della magistratura e nella verità e giustizia

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Il 2 agosto è stato il 46° anniversario della Strage della Stazione di Bologna: 85 morti, 216 feriti. Piazza Medaglie d’Oro gremita di cittadini non solo bolognesi ma provenienti da tante parti dell’Italia, come non mai in questi ultimi anni, come testimoniano le foto di Franco Pannacci, che Articolo 21 ringrazia.

Confesso di essermi sentito orgogliosamente bolognese, migliaia e migliaia di persone, tanti giovani, che hanno seguito, con grande attenzione, i discorsi di Paolo Lambertini, da un anno presidente dell’Associazione Familiari delle Vittime della Strage della Stazione che ha ricevuto il testimone da Paolo Bolognesi, intervenuto prima dei tre fischi del treno e il minuto di silenzio in onore delle 85 vittime, poi l’intervento del sindaco Matteo Lepore. Due discorsi straordinari contro i continui tentativi di revisionismo, contro i tentativi di depistaggio, contro la cultura della morte delle destre, contro il tentativo di nascondere la verità sul più grave atto terroristico dalla fine della guerra. Ancora una volta è mancato, come richiesto dall’Associazione dei Familiari delle Vittime, da parte della presidente del Consiglio Meloni il riconoscimento di Strage fascista, d’altra parte l’allieva di Almirante e Rauti, assidua frequentatrice di CasaPoud, come ha rivelato Paolo Berizzi ne “Il libro segreto di CasaPound”, non poteva fare diversamente, bisogna avere quel coraggio che lei non ha e credere nella giustizia. Ecco le sue parole di circostanza: “Il terrorismo colpì con uno dei suoi attacchi più feroci”. Salvini, vice presidente del Consiglio, questa volta si è superato nelle sue costanti banalità definendo la Strage “maledetta”; mentre l’altro vice, Tajani, ha parlato, almeno lui, di “Strage neofascista”; La Russa, seconda carica dello Stato, ha fatto un distinguo insinuando il dubbio sulla verità, definendo la sentenza definitiva “verità giudiziaria” che ha attribuito alla strage la “matrice fascista”, per lui serve quella completa, che probabilmente potrebbe essere ciò che sostiene l’immancabile Mollicone di Fratelli d’Italia che vede dappertutto la pista palestinese: “Teorema politico per colpire le destre”; infine tutti i rappresentanti della destra che governa hanno concluso che la “ricerca della verità deve continuare”.

A chi in questi giorni ha sostenuto che Bologna è una città divisa hanno risposto Khadija, la sorella di Abderrahim Fakir morto durante un violento controllo di polizia, e Yossra, la nipote, sfilando in corteo al fianco del sindaco Lepore e in piazza della Stazione sono state presenti fino all’ultimo minuto, dando una lezione di grande dignità a chi per ricordare il quarantaduenne marocchino morto non ha voluto unirsi al corteo “Bologna non dimentica” e alla fine del minuto di silenzio ha abbandonato la piazza. I famigliari di Fakir hanno ricevuto un grande abbraccio dalla città. Le parole della nipote: “Questo riconferma come Bologna sia una città unita, sono fiera di farne parte”. Per fortuna che Mattarella c’è! Il presidente della Repubblica ancora una volta con il suo messaggio mandato all’Associazione dei Familiari ha completamente annullato tutti gli interventi provenienti dal palazzo: “La Repubblica è grata ai magistrati e agli uomini delle istituzioni che con il loro lavoro, si sono dimostrati più forti dei tentativi di depistaggio e ai familiari delle vittime per il loro appassionato impegno per la verità”. Rivolgendosi ai giovani ha rilanciato l’impegno di salvaguardare il futuro da costruire nei valori di libertà, di giustizia, di democrazia: “I valori che la strategia neofascista del terrore pretendeva distruggere”. In cima al corteo l’autobus 37 diventato il simbolo dell’intervento immediato dei bolognesi dopo lo scoppio della bomba, ricordato nel suo discorso dal presidente Lambertini che non ha risparmiato nessuno compreso la “disinformazione”. “Nonostante gli esiti giudiziari e i meticolosi accertamenti che le sentenze contengono, ancora oggi a 46 anni di distanza assistiamo a continui tentativi di revisionismo e di disinformazione che hanno come obiettivo quello di normalizzare, nel dibattito pubblico e nella società, le posizioni di stragisti quali Gilberto Cavallini e Paolo Bellini come se si trattasse di detenuti comuni e non di eversori dell’ordine democratico”. Quell’informazione che di fronte alla dichiarazione del ministro Nordio di non conoscere il Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli, condannato insieme ad altri piduisti per essere stato il mandante, l’organizzatore e il finanziatore della Strage della Stazione di Bologna, hanno fatto finta di niente. Lambertini così si è rivolto all’ex magistrato: “Signor ministro se lo legga!”. Noi aggiungiamo: non è mai troppo tardi.

Foto: Franco Pannacci 


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