Sono Carlo Soricelli, curatore dell’Osservatorio Nazionale di Bologna sui morti sul lavoro. http://cadutisullavoro.
Mentre i media si voltano dall’altra parte, i numeri – quelli veri, fatti di carne, sangue e vite spezzate – continuano a gridare. Bisogna dire le cose come stanno, senza l’ipocrisia dei comunicati di facciata. E senza più gridare “basta morti sul lavoro” per poi non fare niente
Giugno si sta confermando un mese orribile, un’autentica strage nella strage. Nei primi 24 giorni di questo mese sono morti ben 96 lavoratori direttamente sui luoghi di lavoro (che diventano 117 se contiamo i decessi in itinere). Nello stesso periodo del 2025 erano stati 80: parliamo di un impennata spaventosa del 20% in meno di quattro settimane sui luoghi di lavoro.
Ma il dramma non è una fiammata passeggera. È l’intero anno a essere fuori controllo.
Il bilancio complessivo (dati aggiornati al 24 giugno):
- Anno 2025: 499 morti sui luoghi di lavoro (esclusi itinere)
- Anno 2026: 533 morti sui luoghi di lavoro (esclusi itinere)
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Significa che in meno di sei mesi abbiamo registrato 34 morti in più sui luoghi di lavoro, un aumento netto del 6,8% su base annua.
Nota dell’Osservatorio
Si parla di sicurezza solo quando avviene il grande disastro che fa notizia per mezza giornata. Poi cala di nuovo il silenzio. Ma la realtà che monitoriamo ogni giorno a Bologna dimostra che in Italia la sicurezza viene ancora considerata un costo superfluo da sacrificare sull’altare del profitto, delle scadenze e della fretta. Manca totalmente la volontà politica di affrontare questa immane emergenza nazionale con controlli serrati e sanzioni durissime.Noi non smetteremo di contare ogni singolo lavoratore, di dare loro un nome e una dignità, urlando una verità scomoda che questo Paese finge di non vedere.
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Dietro a quel numero, 533, non ci sono fredde statistiche. Ci sono persone uscite di casa la mattina con la divisa o gli attrezzi, che non hanno mai più riabbracciato i propri cari. Ci sono famiglie distrutte, orfani, una devastazione sociale che si consuma nell’indifferenza delle istituzioni.
