“Da chiana u beni veni”. L’antico detto catanese ricorda la propensione del cittadino etneo a guardare la terra e non il mare, a levante. Dalla piana giungevano (un tempo) le ricchezze della città e pure la ferrovia, che portava il prezioso zolfo. Per il quale gli inglesi organizzarono la spedizione dei mille; tutto finì con l’Ottocento. Nei secoli la città di Catania ha voltato le spalle al mare.
In questi giorni di preparazione estiva si ricorda la quasi totale assenza di sbocchi agevoli verso lo Jonio. Si prevede altresì la ulteriore riduzione di questi spazi grazie alla realizzazione di ampliamenti portuali. Ciò invece di prevedere un “water front” (Tino Vittorio, perdonaci).
Nella proposta della “Piazza delle tre culture”, agli atti nei documenti del Piano Urbanistico Generale, si prevede la realizzazione di una piazza che si apre al mare in direzione dell’oriente. Oltre ai tre luoghi di culto si prevedono tre corpi dedicati alla cultura religiosa, per ognuna delle religioni monoteistiche mediterranee. Perché il culto senza cultura diventa fondamentalismo. E’ il sogno di aprire la città di Catania al mare e al mondo. Una bella utopia di cui la Sicilia intera ha tanto bisogno.
