Come è noto, Pasquale Stanzione, Agostino Ghiglia, Ginevra Cerrina Ferroni e Guido Scorza – rispettivamente, il primo presidente, gli altri commissari dell’ “Autorità garante della privacy” – sono sotto inchiesta giudiziaria da parte della Procura di Roma. Si indaga per i reati di corruzione e peculato in relazione al presunto uso dei rimborsi per finalità estranee all’esercizio del mandato, a presunti favoritismi a due importanti aziende (“META” e “ITA AIRWAYS”) in cambio di utilità, e per altri episodi in corso di accertamento.
L’indagine è scaturita da una inchiesta giornalistica della trasmissione televisiva “Report” che ha determinato le dimissioni del componente Scorza (quota M5S) mentre gli altri componenti Stanzione (quota PD), Cerrina Ferroni (quota Lega) e Ghiglia (quota FdI) hanno dichiarato che non intendono assolutamente dimettersi nonostante che il “Movimento Cinque Stelle” abbia chiesto “l’azzeramento” dell’Autorità.
Interpellato da un giornalista di “Report”, Stanzione – anziché fornire chiarimenti e spiegazioni – si è chiuso nel più ermetico mutismo, mentre il Ghiglia – cioè colui che si recò nella sede di FdI per avere direttive in ordine alla sanzione nei confronti di “Report” – e la Cerrina Ferroni hanno assunto un atteggiamento vittimistico attaccando nel contempo duramente “Report”.
Il primo ha dichiarato : ”Mi trovo a subire da mesi forme di stalking e accanimento mediatico che non hanno precedenti nella storia della tv pubblica…nessuno ha nulla da dire sul fatto che una trasmissione della tv pubblica tenti di abbattere e costringere a dimettersi i membri di una Autorità indipendente votata dal Parlamento”. A sua volta la Cerrina Ferroni ha dichiarato: “Sto pagando un prezzo altissimo per aver servito lo Stato. Report ha distrutto la mia reputazione danneggiando la mia dignità di donna. Una Autorità viene demolita mediaticamente con una strategia orchestrata di reiterati, inaccettabili, illeciti che vanno avanti da mesi, avvalendosi del cosiddetto giornalismo d’inchiesta che, per altro, non è definito da nessuna norma”.
Ed allora, è il caso di ricordare a questi (volutamente) immemori le modalità legittime (come tali riconosciute dalla stessa giurisprudenza) in cui si estrinseca l’apprezzabile (e purtroppo sempre più raro) giornalismo d’inchiesta che trova la sua legittimazione nella norma costituzionale dell’art.21 in virtù della quale sorge per il giornalista il diritto di “informare” e per i cittadini quello di “essere informati”; ponendosi entrambi come l’essenza di un sistema democratico che necessita sempre di una pubblica opinione vigile ed informata. Ed è proprio in attuazione dei diritto di “informare” e “essere informati” che il giornalismo d’inchiesta promuove una presa di coscienza da parte della collettività individuando fatti di interesse pubblico, sottoponendoli all’opinione pubblica perchè possa valutare e decidere. Si tratta di quel giornalismo che – tramite ricerca ed analisi accurate di dati e fonti verificate – indaga in profondità su fatti deliberatamente nascosti da chi è in posizioni di potere, e porta alla luce ingiustizie sociali , corruzione, crimine organizzato, scandali finanziari, economici, politi e ambientali. Si tratta di quel tipo di giornalismo a cui la Corte di Cassazione (ord.n.30522/2023) ha riconosciuto “il ruolo civile e utile alla vita democratica che deve esistere ed essere tutelato come capacità di stimolo nel confronti della collettività”.
Ma la cosa più incredibile è che questi ineffabili personaggi non intendono neanche aderire all’invito – (caso unico nella storia) – alle dimissioni da parte dell’Avvocatura dello Stato. Nel parere richiesto dall’Autorità garante all’Avvocatura, quest’ultima ha sottolineato il potenziale conflitto d’interessi del Garante visto che è sotto inchiesta dalla Procura della Repubblica e le decisioni da prendere potrebbero essere condizionate dall’esistenza del procedimento penale a carico dei componenti. Ha sottolineato ancora l’Avvocatura che “ se il collegio del Garante ritiene di non poter assumere una decisone serena, per salvaguardare la funzionalità dell’Autorità, dopo l’astensione, dovrebbero seguire le dimissioni volontarie”.
Ed allora, com’è possibile che questi signori non si rendano conto che – l’essere sottoposti ad indagine penale per corruzione e l’essere sospettati di dipendere dalla politica – rende quanto mai inopportuna la loro presenza in una Autorità che, per definizione, deve essere garante di autonomia, indipendenza e imparzialità, inopportunità che ciò può ingenerare un grave turbamento sul buon funzionamento della pubblica Istituzione.
L’art.97 della Costituzione – che prescrive imparzialità e buon andamento della Pubblica Amministrazione – impone le dimissioni immediate.
