Giornalismo sotto attacco in Italia

Referendum, l’Agcom ordina a Rete 4 e Nove il riequilibrio degli spazi in favore del NO

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Il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nella seduta del 18 marzo 2026, ha adottato i seguenti provvedimenti in materia di par condicio:
– un provvedimento di archiviazione nei confronti di La7, con il voto contrario della Commissaria Elisa Giomi;
– un ordine di riequilibrio, all’unanimità, nei confronti del canale Nove;
– un ordine di riequilibrio, all’unanimità, nei confronti del canale Rete 4.
All’esito degli esposti pervenuti nell’ultima settimana e del monitoraggio condotto nel periodo 8-14 marzo 2026, l’Autorità ha accertato una sproporzione nei tempi attribuiti alle due posizioni referendarie nella programmazione informativa di Rete 4, con una sottorappresentazione della posizione favorevole al “no”. L’ordine impone all’emittente di ripristinare l’equilibrio tra le posizioni referendarie entro il 20 marzo, ultimo giorno di campagna elettorale. Il provvedimento prevede, inoltre, di bilanciare adeguatamente il tempo attribuito alla presenza della Presidente del Consiglio nel corso della programmazione dell’emittente. All’esito del monitoraggio condotto nel medesimo periodo, l’Autorità ha accertato una sproporzione nei tempi attribuiti alle due posizioni referendarie nella programmazione informativa di Nove, con una sottorappresentazione della posizione favorevole al “no”. L’ordine impone all’emittente di ripristinare l’equilibrio tra le posizioni referendarie entro il 20 marzo, ultimo giorno di campagna elettorale. L’Autorità comminerà una sanzione pecuniaria, in caso di mancato riequilibrio. All’esito degli esposti pervenuti nell’ultima settimana e del monitoraggio l’Autorità non ha ravvisato violazioni nei programmi di La7. L’Autorità ricorda che nella valutazione dei tempi di parola, questi vengono ponderati in base agli ascolti Auditel di ciascuna fascia oraria: un minuto di parola in prime time vale, quindi, proporzionalmente più di un minuto in fascia notturna. L’Autorità ha introdotto questo metodo già in occasione delle elezioni del Parlamento europeo del giugno 2024, in coerenza con la giurisprudenza del Consiglio di Stato, che ha richiesto di misurare la visibilità effettiva — e non solo il tempo formale — riconosciuta a ciascuna posizione.


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