Seconda batosta all’internazionale nera: Netanyahu risulta completamente sfiduciato dagli elettori israeliani che sono andati in massa a votare: quasi cinque milioni in più, pari a dieci punti percentuali rispetto al voto di quattro anni fa. Il suo principale rivale Eyseknot ha preso tre parlamentari in più rispetto a lui, anche se il partito di Bibi è risultato il più votato tra le forze politiche. Su questo dato pare che Netanyahu voglia chiedere al presidente Herzog di essere confermato nell’incarico di primo ministro per tentare di formare il nuovo governo. Richiesta che sembra avere più valore autodifensivo per tentare di sottrarsi ancora una volta ai tribunali del suo Paese e alla Corte Penale Internazionale piuttosto che una credibile possibilità realizzativa
Dagli exit poll risulta che non sarebbe emersa con chiarezza una maggioranza, ma la risposta certa si avrà solo alla chiusura dello spoglio dei voti.
Quel che è certo è che Netanyahu con la sua politica violenta, striscia di Gaza rasa al suolo, devastazioni e oppressione sociale, tre anni dopo il terribile 7 ottobre non ha convinto gli israeliani che a maggioranza gli hanno voltato le spalle. Una batosta per lui, ma anche per il suo più solido e determinato alleato, Donald Trump che incassa un’altra lezione di democrazia dopo quella inflittagli dagli elettori brasiliani con la vittoria assegnata a Lula, contro ogni pronostico.
È certo che il tycoon è cosciente che la terza batosta l’avrà direttamente lui il 3 novembre quando gli statunitensi voteranno per le elezioni di midterm. Deve esserne cosciente tanto che è arrivato a dichiarare che è pronto a collaborare con i democratici se vinceranno. Fino a pochi giorni fa aveva prospettato l’ipotesi di una sorta di seconda edizione di Capitol Hill.
Il voto israeliano propone finalmente una speranza, così come il voto in Brasile: i prepotenti, quelli che si credono padroni del mondo possono essere fermati ancora una volta non con le armi che piacciono tanto a loro, ma con il voto popolare.
