Chi vive il Paese reale lo sa bene: crollata la scenografia di palazzo, restano soltanto le macerie della propaganda. Allo stadio Iacovone di Taranto è successo esattamente questo.
Da una parte, l’abbraccio caldo e spontaneo a Sergio Mattarella. Dall’altra, il muro di fischi piovuto addosso a Giorgia Meloni e Ignazio La Russa.
Non è stato un semplice episodio di colore, per quanto qualche esponente di governo abbia tentato di liquidarlo come tale. Ricorda molto da vicino quanto accaduto a Donald Trump al Madison Square Garden, quando la contestazione dell’arena travolse il POTUS. È quello che succede quando porti i leader fuori dagli studi televisivi e dai set addomesticati per calarli in un’arena vera, senza claque: la coreografia di palazzo si sgretola. A New York come a Taranto, le persone si sono riprese la scena. È stato un grave errore di ingenuità — o forse di presunzione — credere che Taranto potesse restare zitta.
Taranto non ha mai fatto sconti a nessuno. È una città che da decenni paga sulla propria pelle il ricatto disumano tra il diritto alla salute e il diritto al lavoro. Pensare di addomesticare quella rabbia con un taglio del nastro o con la vetrina di un grande evento significa non capire la dignità di questo territorio ed essere completamente distanti dai problemi reali della gente. Le magliette “Ilva is Killer” sugli spalti erano lì esattamente per ricordare ai potenti che Taranto si rifiuta di barattare la salute con la propaganda.
In tutto questo, fa da sfondo il triste tentativo di censura dei vertici Rai. Abbassare i microfoni d’ambiente durante la diretta per attutire le contestazioni è un trucco vecchio che fa da cassa di risonanza a una domanda di fondo: a chi deve rispondere il Servizio Pubblico? Ai cittadini che pagano il canone o ai desideri del governo? Mascherare il dissenso non cancella la realtà, fa solo perdere ulteriore credibilità alla TV di Stato e alle istituzioni.
L’ovazione per Mattarella nasce proprio da qui, dal fatto che la gente vede nel Capo dello Stato chi custodisce la Costituzione senza fare spot. I fischi ai vertici dell’esecutivo, invece, sono la risposta secca di chi è stanco di sentirsi raccontare una realtà che non esiste.
Articolo 21 è da sempre dalla parte di chi racconta i fatti per quelli che sono, senza truccare l’audio, senza mettere il silenziatore alla realtà e senza censure. Taranto si è fatta sentire. Ora sta alla politica ascoltare, e alla Rai smetterla di abbassare il volume della democrazia.
Da una parte, l’abbraccio caldo e spontaneo a Sergio Mattarella. Dall’altra, il muro di fischi piovuto addosso a Giorgia Meloni e Ignazio La Russa.
Non è stato un semplice episodio di colore, per quanto qualche esponente di governo abbia tentato di liquidarlo come tale. Ricorda molto da vicino quanto accaduto a Donald Trump al Madison Square Garden, quando la contestazione dell’arena travolse il POTUS. È quello che succede quando porti i leader fuori dagli studi televisivi e dai set addomesticati per calarli in un’arena vera, senza claque: la coreografia di palazzo si sgretola. A New York come a Taranto, le persone si sono riprese la scena. È stato un grave errore di ingenuità — o forse di presunzione — credere che Taranto potesse restare zitta.
Taranto non ha mai fatto sconti a nessuno. È una città che da decenni paga sulla propria pelle il ricatto disumano tra il diritto alla salute e il diritto al lavoro. Pensare di addomesticare quella rabbia con un taglio del nastro o con la vetrina di un grande evento significa non capire la dignità di questo territorio ed essere completamente distanti dai problemi reali della gente. Le magliette “Ilva is Killer” sugli spalti erano lì esattamente per ricordare ai potenti che Taranto si rifiuta di barattare la salute con la propaganda.
In tutto questo, fa da sfondo il triste tentativo di censura dei vertici Rai. Abbassare i microfoni d’ambiente durante la diretta per attutire le contestazioni è un trucco vecchio che fa da cassa di risonanza a una domanda di fondo: a chi deve rispondere il Servizio Pubblico? Ai cittadini che pagano il canone o ai desideri del governo? Mascherare il dissenso non cancella la realtà, fa solo perdere ulteriore credibilità alla TV di Stato e alle istituzioni.
L’ovazione per Mattarella nasce proprio da qui, dal fatto che la gente vede nel Capo dello Stato chi custodisce la Costituzione senza fare spot. I fischi ai vertici dell’esecutivo, invece, sono la risposta secca di chi è stanco di sentirsi raccontare una realtà che non esiste.
Articolo 21 è da sempre dalla parte di chi racconta i fatti per quelli che sono, senza truccare l’audio, senza mettere il silenziatore alla realtà e senza censure. Taranto si è fatta sentire. Ora sta alla politica ascoltare, e alla Rai smetterla di abbassare il volume della democrazia.
