L’8 agosto ricorre il 70° anniversario della tragedia di Marcinelle in cui moririono 262 minatori di cui 136 italiani e la Ue ha eletto questa data come giornata europea delle vittime del lavoro. Ancora una commemorazione, con il ministro di turno che dice “mai più morti sul lavoro”. Un passato che non è mai passato. Ma questa è un’occasione per ricordare che in Italia ci sono ancora oggi circa 15.000 minatori dediti agli scavi, cui bisogna aggiungerne almeno altri 10.000 che operano nelle gallerie. Respirano polveri di tutti i tipi, si ammalano per la silice e l’amianto, vengono travolti da mezzi e crolli. Il tutto per consentirci di scavare i tunnel dell’alta velocità, del terzo valico, dei trafori. Sono compagni di centinaia di migliaia di operai edili che non lavorano sottoterra, ma a 40 gradi all’ombra, spesso a nero, sottopagati, sfruttati, uccisi al sole, come è accaduto per una decina di uomini solo in questi giorni, nei cantieri e nei campi. La cronaca ci racconta che sono morti a seguito di un malore, per la temperatura torrida. Non è vero. Non sono stati uccisi dal caldo ma da chi li ha fatti lavorare in condizioni disumane, nonostante divieti e ordinanze che nessuno fa rispettare. In questi dieci giorni ci è stato raccontato il “crollo di una palazzina di Messina”, il “cedimento strutturale”, quasi fosse un imprevedibile terremoto o un’inevitabile implosione. Senza dire mai una cosa semplice: c’era un cantiere edile, qualche opera non è stata progettata o eseguita a regola d’arte, e sono stati feriti tre operai, uccisi una lavoratrice, un altro lavoratore, altri inquilini. Un totale di tre feriti e sei morti. Ma nessuno parla di un’altra strage sul lavoro. Proprio in un cantiere edile in cui la sicurezza sarebbe stata garantita dalla geniale patente a punti, mera carta (e neanche bollata) ideata dopo la strage al supermercato di Firenze, che in due anni non ha fatto diminuire feriti e morti nei cantieri ma ha ingrassato le parcelle dei consulenti.
Si è parlato tanto di legittima difesa in queste settimane, certa politica si è infervorata su chi uccide per difendere sè stesso, la famiglia, la proprietà: ma chi difende questi operai che muoiono per lavorare?
