Giornalismo sotto attacco in Italia

Referendum: la critica blasfema

0 0

Con la sua sentenza del 28 gennaio il TAR, che respinto la richiesta di annullare il decreto di indizione del referendum. Nella motivazione del rigetto il TAR sposa l’interpretazione del Governo in ordine ai tempi e alle modalità per l’indizione del referendum. Questa interpretazione apre una prospettiva inquietante perché, neutralizzando il termine di tre mesi previsto dall’art. 138 della Costituzione, consentirà a qualunque Governo, di stroncare sul nascere la mobilitazione dei cittadini che volessero chiedere il referendum per opporsi ad una revisione della Costituzione.  A questo punto resta confermata la data del 22 e 23 marzo per il ricorso alle urne per cui la campagna per respingere la riforma costituzionale della magistratura entra nel vivo. Sul piano istituzionale il conflitto è esploso in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario, il 30 gennaio in Cassazione e il 31 in tutti i Distretti di Corte d’appello. In tutte queste sedi la voce dei magistrati si è levata alta per denunciare i pericoli della revisione costituzionale del sistema di indipendenza della magistratura. Anche nella cerimonia solenne di apertura dell’anno giudiziario in Cassazione alla presenza del Capo dello Stato il primo Presidente, Pasquale D’Ascola, ha messo il dito nella piaga evidenziando che: “La preoccupazione della magistratura è volta a garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale.” Nordio ha replicato stizzito che è “blasfemo” dire che il governo vuol minare l’indipendenza della magistratura “un principio non negoziabile”. Per contestare quelle che ha definito “petulanti litanie”, il ministro della Giustizia ha citato il passaggio dell’articolo 104 della Costituzione, rimasto intatto, secondo cui “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Quindi ha aggiunto: “Un’interpretazione diversa da questa è un’arbitraria e una malevola distorsione offensiva della logica ermeneutica e dell’etica politica.”  Evidentemente Nordio, sulla scia di Trump,  si sente un delegato di Dio, per cui criticare i suoi atti sarebbe una bestemmia. Poiché in Italia, a differenza che in Iran o in altri paesi, non è possibile riconoscere carattere divino alle autorità politiche, ci possiamo permettere di sfidare l’anatema di blasfemia e replicare all’intemerata di Nordio. E’ ben vero che il testo della riforma non contiene nessuna disposizione specifica contraria all’indipendenza, ma “santa ingenuità – obietta Gustavo Zagrebelski – quando si fa o ci si ripromette qualcosa di sospetto o di indecente, forse che lo si proclama apertis verbis?”

In realtà il principio dell’indipendenza del potere giudiziario non può essere contestato formalmente perché è uno dei cardini dello Stato di diritto e viene proclamato in tutte le costituzioni moderne, anche nella costituzione egiziana, come nella costituzione della federazione russa. Il problema è come viene strumentato questo principio per evitare che non si risolva in una mera declamazione. La Costituzione del 48 ha costruito una serie di meccanismi per rendere questo principio effettivo, incentrati soprattutto sul ruolo e la funzione del Consiglio Superiore della Magistratura e sull’inclusione del Pubblico Ministero nell’ordine giudiziario, distaccandolo dalla dipendenza dall’Esecutivo. Il Consiglio Superiore della Magistratura è sempre stato la bestia nera di una certa politica che cercava di allungare le mani sulla magistratura.  Clamoroso fu il conflitto fra il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e il Consiglio superiore della magistratura. Cossiga arrivò al punto di minacciare l’intervento dei Carabinieri per impedire che il plenum del Consiglio trattasse degli argomenti che lui aveva vietato. Al riguardo, In un’intervista nel 1991dichiarò: «feci schierare un battaglione mobile di carabinieri in assetto antisommossa, al comando di un generale di brigata».

E’ questa strumentazione, articolata nel titolo IV della Costituzione, che ha consentito di rendere effettivo il controllo di legalità anche nei confronti dei poteri pubblici e privati, che viene completamente devastata dalla revisione costituzionale Nordio-Meloni. La riforma spezza il CSM dividendolo in tre parti (un CSM per i giudici, uno per i pubblici ministeri ed una Corte disciplinare avverso le cui sentenze non è possibile il ricorso per cassazione) ed indebolisce la componente togata degli organi di autogoverno sostituendo l’elezione al sorteggio. Quale può essere l’effetto di tutte queste innovazioni se non quello di svuotare dal di dentro il principio dell’autonomia della magistratura e dell’indipendenza del potere giudiziario? Del resto, questo è l’obiettivo a cui tendono gli autori della riforma quando si aspettano che col nuovo sistema la magistratura non farà più “invasioni di campo” e non ostacolerà più la politica del governo in materia di immigrazione, ambiente ed ordine pubblico con la scusa della tutela dei diritti.  Agli occhi del Governo – come osserva l’avvocato Mauro Sentimenti in un libro di prossima pubblicazione – quel che appare intollerabile “è il fatto che i giudici si permettano di interpretare le norme delle leggi ordinarie con gli occhiali della Costituzione.  Un genere di interpretazione non legislativa o dottrinale ma “politica” perché conforme a Costituzione.”

Per capire il senso di questa riforma bisogna guardare al contesto da cui è stata generata. Il contesto è quello di un’utopia nera che, partendo dagli Stati Uniti, si estende sulle altre nazioni. L’Italia non è immune da questo morbo. La costituzione materiale della destra al potere confligge con la Costituzione formale della Repubblica sotto molteplici profili: disprezzo del diritto internazionale e rifiuto delle giurisdizioni internazionali che dovrebbero garantirlo, come la Corte penale internazionale (caso Almastri) e la Corte internazionale di Giustizia (caso Sudafrica contro Israele), corsa al riarmo, acquiescenza al genocidio compiuto da Israele, ostilità ai sindacati e ai diritti dei lavoratori, diritto penale del nemico attraverso una bulimia di norme penali dirette contro l’emarginazione ed il dissenso, politiche migratorie contrarie alla dignità umana, verticalizzazione del potere ed insofferenza ai controlli.  Non è possibile separare la riforma dai suoi autori, come non sarebbe possibile separare il fascismo dalla guerra o la Costituzione dalla Resistenza. In questo contesto storico l’evento costituente non è la Resistenza ma l’avvento di una nuova era in cui trionfa la legge della giungla nelle relazioni fra le nazioni e la disuguaglianza nelle relazioni interne. Per questo la riforma dell’indipendenza della magistratura è solo un tassello che si inserisce in un nuovo processo costituente, nel quale trova posto una nuova legge elettorale destinata a garantire la creazione di maggioranze politiche artificiali sul modello della legge Acerbo, la riforma del Premierato ed infine l’Autonomia differenziata, il cui percorso non si è mai fermato, malgrado i paletti posti dalla Corte costituzionale. Questa deriva distruttiva del tessuto democratico può essere fermata con una valanga di No quando saremo chiamati alle urne. Per queste ragioni la campagna referendaria deve rientrare tra gli obiettivi primari e urgenti dell’agenda politica.

P.S. Ulteriori approfondimenti sulla legge Meloni-Nordio e materiale di propaganda  sono reperibili e scaricabili dal sito del Comitato della società civile per il NO  www.referendumgiustizia2026.it


Iscriviti alla Newsletter di Articolo21

Articolo21
Panoramica privacy

Questo sito Web utilizza i cookie in modo che possiamo fornirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito Web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito Web trovi più interessanti e utili.

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.