Tornare a Steccato di Cutro tre anni dopo é come rivivere sempre la stessa storia che si ripete drammaticamente da decenni. I parenti piangono I loro cari annegati, i sopravvissuti tremano davanti al mare, i pescatori che hanno recuperato più morti che vivi dicono che la loro vita non è più quella di prima, i giornalisti che da anni seguono le migrazioni si chiedono se vale la pena continuare a documentare con onestà e rispetto della vite dei propri simili quando, in tutti questi decenni, le vite di certi esseri umani continuano a venire calpestate. Da qualche anno anche più di prima, perché sono cambiate le modalità di intervento sulle barche dove sale chi é costretto ad affidarsi ai trafficanti perché non ha alternative. Il meno possibile soccorsi, al massimo operazioni di polizia senza allontanarsi troppo dalle acque territoriali.
Farzaneh, arrivata dalla Germania con altri familiari i vittime di Steccato di Cutro, lo ha spiegato bene perché su zio e sua zia con i tre figli avevano preso quella barca dalla Turchia: scappati dall’Afghanistan nel 2021 dopo che i Talebani lo volevano morto perché aveva collaborato con gli americani: nessuna risposta positiva di ingresso legale dalla Germania dove aveva parenti. Come Torpekai Amarkel, giornalista e interprete per l’Onu che aveva chiesto di ricongiungersi con la sorella in Olanda ma le era stato negato l’ingresso. Per questo hanno preso il mare verso l’Europa, come migliaia di altri.
Mentre a Crotone si svolge il processo a 4 ufficiali e sottoufficiali della guardia di finanza e 2 della guardia costiera per i ritardi nei soccorsi ad un caicco con 180 persone affondato il 26 febbraio del 2023 a pochi metri da una spiaggia calabrese, in Sicilia e in Calabria riaffiorano oltre 16 corpi di, uomini donne e bambini. Altri vengono trascinati dalla marea sulle spiagge in Libia e Tunisia. Ad annegare sarebbero stati centinaia, forse un migliaio tra la fine di gennaio e i primi di febbraio. Dopo essere stati catapultati su bagnarole mentre nel Mediterraneo imperversa una tempesta. Anche questa volta, come tre anni fa, molte di queste barche erano state intercettate e forse come allora qualcuno dalla sala operativa di una guardia costiera libica, tunisina, italiana o maltese, come il finanziere in sala operativa a Vibo Valentia, avrà detto: “Sò migranti … non usciamo”. Erano le 23.20 del 25 febbraio del 2023: alle 4.45 nel mare di Steccato di Cutro annegano 94 vite.
