Giornalismo sotto attacco in Italia

Il lavoro come promessa tradita. Tina Anselmi e la democrazia incompiuta

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Nel confronto tra passato e presente, il tema del lavoro si impone come una linea di continuità e, insieme, come una frattura profonda nella storia repubblicana. Negli anni Settanta il lavoro era il fulcro di un progetto di emancipazione collettiva: non solo una dimensione economica, ma una promessa politica, inscritta nel dettato costituzionale e sostenuta da un protagonismo sindacale e sociale diffuso. Il lavoro era linguaggio comune, terreno di conflitto e di mediazione, strumento di accesso alla cittadinanza piena. Oggi, invece, appare frammentato, individualizzato, attraversato da precarietà strutturale, disuguaglianze persistenti e nuove forme di marginalizzazione che colpiscono in modo particolare le donne, i giovani, le soggettività più esposte.

Ripensare il lavoro in tutte le sue declinazioni — economiche, sociali, culturali e di genere — non è dunque un esercizio nostalgico, ma un’urgenza politica. Significa interrogarsi sul senso stesso della cittadinanza democratica e sulla capacità delle istituzioni di tradurre i principi costituzionali in diritti effettivi. Come femminista, non posso che osservare come la crisi del lavoro coincida con una rimozione sistematica del lavoro delle donne: quello retribuito, fragile e sottopagato, e quello non retribuito, invisibile, dato per scontato. Una rimozione che non è neutra, ma strutturale, e che continua a tenere insieme diseguaglianza economica e gerarchia di genere.

È in questa prospettiva storico-comparativa che si colloca l’evento promosso da Noi Rete Donne, in programma il 25 febbraio nella Sala Zuccari del Senato della Repubblica, su iniziativa della senatrice Valeria Valente, dedicato a ricordare Tina Anselmi, “una donna che cambiò la Repubblica”, a cinquant’anni dalla sua nomina a Ministra del Lavoro nel 1976. Non una commemorazione rituale, ma un’occasione di riflessione critica sull’eredità politica e morale di una figura che ha inciso in modo profondo e duraturo sulle istituzioni repubblicane, dimostrando che la competenza femminile non è un’eccezione, ma una possibilità sistematicamente ostacolata.

Tina Anselmi rappresenta un unicum nella storia italiana: partigiana, cattolica democratica, prima donna ministro della Repubblica. Seppe coniugare rigore etico, visione sociale e capacità riformatrice, senza mai rinunciare a una postura autonoma. Al Ministero del Lavoro promosse politiche orientate alla tutela dei diritti, alla dignità della persona e all’attuazione concreta dell’articolo 1 della Costituzione, facendo del lavoro non solo un fattore produttivo, ma un principio ordinatore della democrazia. In un tempo in cui il lavoro viene spesso ridotto a variabile di mercato, la sua azione ci costringe a una domanda scomoda: quando e perché abbiamo smesso di considerarlo un diritto fondamentale?

A distanza di cinquant’anni, l’esperienza di Anselmi interroga il presente con forza rinnovata, chiamando in causa la responsabilità politica di fronte alle trasformazioni del mondo del lavoro e alle persistenti disuguaglianze di genere. Non è un caso che le donne continuino a essere sovra-rappresentate nei settori più precari, nei contratti discontinui, nel lavoro di cura non riconosciuto. La promessa costituzionale dell’uguaglianza sostanziale resta, per molte, una promessa incompiuta.

La riflessione sarà arricchita dall’intervento di Carole Beebe Tarantelli, che offrirà uno sguardo di respiro internazionale e interdisciplinare, capace di intrecciare memoria storica, giustizia sociale e politiche del lavoro. La sua voce richiama l’urgenza di un pensiero lungo, che sappia leggere le dinamiche economiche senza perdere di vista la centralità della persona e dei diritti. In un contesto europeo segnato da nuove povertà e da un ritorno delle disuguaglianze, questo sguardo è indispensabile per sottrarre il lavoro alla logica dell’emergenza permanente.

Di particolare rilievo anche il contributo di Mauro Pitteri, segretario dell’Associazione in memoria di Tina Anselmi, custode attento di un’eredità che non è solo biografica, ma profondamente politica. Attraverso il suo intervento, la figura di Anselmi emerge nella sua dimensione più autentica: quella di una donna delle istituzioni che ha saputo esercitare il potere come servizio, mantenendo una coerenza rara tra valori personali e azione pubblica. Una lezione preziosa in un tempo in cui la politica appare spesso scollegata dall’etica della responsabilità.

Il profilo giuridico e costituzionale dell’iniziativa sarà ulteriormente approfondito da Renato Balduzzi, che potrà restituire il senso dell’impegno di Anselmi alla luce dei principi fondamentali dell’ordinamento repubblicano. Il suo contributo consentirà di leggere l’azione politica di Anselmi non come un’eccezione virtuosa, ma come parte integrante di un disegno costituzionale volto alla piena realizzazione dei diritti sociali, alla trasparenza delle istituzioni e all’equilibrio dei poteri.

Un momento centrale dell’incontro sarà dedicato al ricordo di Tina Anselmi come Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2, affidato a Piera Amendola. In quella veste, Anselmi dimostrò un coraggio istituzionale straordinario, guidando con fermezza e indipendenza una delle inchieste più delicate della storia repubblicana. La sua azione fu decisiva nel riaffermare la supremazia della democrazia costituzionale contro ogni forma di potere occulto. Anche qui, da femminista, non posso non sottolineare come il suo esempio smentisca radicalmente l’idea che le donne siano inadatte ai ruoli di comando o di controllo del potere.

La partecipazione di Pier Ferdinando Casini ed Elly Schlein conferisce all’evento un valore simbolico e politico ulteriore. La presenza di esponenti di generazioni e culture politiche diverse testimonia la trasversalità dell’eredità di Tina Anselmi, capace di parlare ancora oggi a sensibilità differenti. In particolare, il contributo di Schlein richiama l’attualità delle battaglie di Anselmi sul lavoro, sui diritti e sull’uguaglianza di genere, proiettandole nel futuro di una sinistra europea chiamata a misurarsi con nuove forme di esclusione e precarietà.

L’iniziativa di Noi Rete Donne si configura così come un atto di memoria attiva e di responsabilità civile. Ricordare Tina Anselmi, cinquant’anni dopo il suo ingresso al Ministero del Lavoro, significa riaffermare che la Repubblica è stata cambiata anche — e soprattutto — da donne che hanno saputo abitare le istituzioni con competenza, integrità e visione. In un tempo segnato da transizioni profonde e da un indebolimento del patto sociale, la sua lezione resta un punto fermo: senza lavoro dignitoso, senza giustizia sociale e senza la piena partecipazione delle donne, la democrazia non arretra soltanto — resta, semplicemente, incompiuta.


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