“Il mio NO è dovuto alle troppe irrazionalità della riforma unite alla preoccupazione per la tenuta dell’indipendenza della magistratura. Sdoppiare i CSM significa indebolirla”: non usa mezzi termini la costituzionalista Calvano, professoressa ordinaria di Diritto costituzionale presso Unitelma Sapienza, schierata sul fronte del NO al referendum che avrà luogo in primavera. Entrando nel merito con spirito analitico, spiega da par suo per quale motivo le conseguenze di un’eventuale vittoria del SÌ sarebbero drammatiche per il Paese, mai così diviso, mai così in crisi e mai così bisognoso di essere ricucito e di rafforzare l’autonomia e l’indipendenza degli organismi di controllo, a cominciare dalla magistratura.
Senza dimenticare la vicenda della raccolta firme, ancora in corso e destinata a durare fino al 30 gennaio ma puntualmente irrisa da più esponenti della maggioranza e del governo, fino alla forzatura di indire il referendum in fretta e furia per il 22 e 23 marzo, senza attendere i tempi previsti dalla Costituzione e dando l’impressione di voler chiudere la pratica il prima possibile. Paura? Forse sì, specie se si considera che il fronte del NO è in crescita e che le riforme plebiscitarie non hanno mai convinto cittadine e cittadini italiani, pronti a bocciarle chiunque le avesse proposte in passato: Berlusconi nel 2006 e Renzi nel 2016. Andrà così anche stavolta? Ce lo auguriamo di cuore.
Infine, una riflessione generale sullo stato in cui versa il Paese, ahinoi tragico, nonostante battute, propaganda e proclami altisonanti che non trovano, però, riscontro nella realtà. Una riflessione amara ma necessaria, dunque, sul tempo che stiamo vivendo, in cui contenuti giuridici e analisi politica si mescolano e compongono un quadro tutt’altro che rassicurante.
Senza dimenticare la vicenda della raccolta firme, ancora in corso e destinata a durare fino al 30 gennaio ma puntualmente irrisa da più esponenti della maggioranza e del governo, fino alla forzatura di indire il referendum in fretta e furia per il 22 e 23 marzo, senza attendere i tempi previsti dalla Costituzione e dando l’impressione di voler chiudere la pratica il prima possibile. Paura? Forse sì, specie se si considera che il fronte del NO è in crescita e che le riforme plebiscitarie non hanno mai convinto cittadine e cittadini italiani, pronti a bocciarle chiunque le avesse proposte in passato: Berlusconi nel 2006 e Renzi nel 2016. Andrà così anche stavolta? Ce lo auguriamo di cuore.
Infine, una riflessione generale sullo stato in cui versa il Paese, ahinoi tragico, nonostante battute, propaganda e proclami altisonanti che non trovano, però, riscontro nella realtà. Una riflessione amara ma necessaria, dunque, sul tempo che stiamo vivendo, in cui contenuti giuridici e analisi politica si mescolano e compongono un quadro tutt’altro che rassicurante.
