“Uno striscione che esponiamo oggi con la felicità di poterlo mettere in archivio”.
La liberazione del cooperante italiano Alberto Trentini è stata celebrata anche alla Camera del Lavoro di Piacenza, luogo in cui Articolo21 Piacenza e la Camera del Lavoro avevano esposto uno striscione per tenere accesi i riflettori sulla sorte del cooperante, rimasto per oltre 400 giorni detenuto nelle carceri venezuelane.
Lo striscione, affisso nei mesi scorsi come segno di attenzione civile e di richiesta di verità e giustizia, è diventato oggi il simbolo di una battaglia che può finalmente dirsi conclusa: Alberto Trentini è libero.
“Oggi prevale la soddisfazione per il ritorno alla libertà di Alberto Trentini – spiegano Ivo Bussacchini, segretario generale Cgil Piacenza e Giovanna Palladini, portavoce Articolo21 Piacenza -. Allo stesso tempo, resta l’impegno a non abbassare mai la guardia: la libertà di informare, di cooperare, di difendere i diritti non può mai essere data per scontata. Questo striscione che oggi togliamo non è una fine, ma un promemoria di ciò che è necessario continuare a fare”.
La notizia della liberazione è arrivata all’alba di oggi, annunciata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Insieme a Trentini è stato liberato anche un altro cittadino italiano, Mario Burlò. Dopo più di un anno di detenzione senza accuse formali, in condizioni definite critiche da organizzazioni internazionali per i diritti umani, si chiude una vicenda che ha suscitato forte preoccupazione e interrogativi profondi sulla tutela dei cooperanti impegnati in contesti difficili.
“È una notizia che aspettavamo da tempo – sottolineano Articolo21 Piacenza e Cgil Piacenza – e che restituisce senso anche alle tante iniziative di sensibilizzazione promosse in questi mesi, spesso nel silenzio generale. A Piacenza abbiamo voluto fare la nostra parte, ricordando ogni giorno che dietro a un nome c’era una persona, un lavoratore, un cooperante impegnato nell’aiuto alle comunità più fragili”.
La lunga detenzione di Trentini, avvenuta senza comunicazioni ufficiali e con contatti ridottissimi con la famiglia, ha tenuto alta l’attenzione di associazioni, sindacati e realtà della società civile. In particolare, Cgil e Articolo21 hanno più volte ribadito la necessità di garantire libertà e giustizia per tutti i prigionieri politici, i giornalisti, i sindacalisti e gli attivisti detenuti arbitrariamente nel mondo, riaffermando il valore universale dei diritti umani e del diritto internazionale.
