Da più parti, governo compreso, arrivano richieste di silenzio stampa per non disturbare o compromettere le trattative per il rilascio dei prigionieri ancora nelle carceri del Venezuela.
Tra loro Alberto Trentini, che tra errori e ritardi, ha ormai superato i 14 mesi di carcere. I suoi compagni di prigionia raccontano di celle squallide, minacce, condizioni disumane.
Nessuno potrà mai perdonare a Maduro tutto questo, testimoniato per altro da ogni rapporto internazionale su diritti, libertà, dignità.
Dopo l’intervento illegale di Trump, tuttavia Alberto continua a restare in carcere.
Forse per la sua liberazione l’Italia ha puntato ogni carta su Trump, ma esiste un governo venezuelano, guidato dalla signora Delcy Rodriguez, già vice di Maduro, che sta valutando elenco prigionieri, al quale il governo italiano, dopo mesi e mesi, ha finalmente scritto, raccogliendo l’appello lanciato dalla mamma, Armanda Colusso Trentini e dalla avvocata Alessandra Ballerini a cambiare strategia e passo,
Almeno in queste ore sarebbe il caso, da parte italiana, di smetterla di obbedire a Trump, di evitare di esaltare la giustezza di una invasione illegale, compromettendo ulteriormente la pista del dialogo e della liberazione di Alberto.
In queste ore un sito brasiliano, molto diffuso in Venezuela, ha fatto sapere che il Brasile di Lula non darà più ospitalità e copertura alla ambasciata argentina, proprio per marcare le distanze dal presidente Milei, uno dei cortigiani di Trump; al posto del Brasile si sarebbe offerta l’Italia.
Se la notizia, come pensiamo e speriamo, risultasse infondata, sarà il caso di smentirla subito, anche per impedire che Alberto possa diventare davvero il classico vaso di coccio di manzoniana memoria e per non mettere a repentaglio l’incolumità dei 200.000 italiani che vivono in Venezuela
