Nella generale sottovalutazione dei media (ancora una volta) si è consumata l’ennesima inaudita forma di vendetta di questo governo contro le migliori amministrazioni regionali italiane, guarda caso di centro sinistra. E una vendetta contro uno dei beni primari di ogni società civile, la scuole. Mi riferisco alla penosa vicenda di quattro regioni, Toscana, Umbria, Emilia Romagna e Sardegna, commissariate dal governo per il dimensionamento scolastico. Sono regioni che, con motivazioni ben documentate e specifiche esperienze, chiedono un riconteggio dei plessi scolastici pubblici per non isolare sempre di più territori e i paesi già disagiati. Hanno chiesto un confronto fra istituzioni, ma il governo Meloni non è più un’istituzione ma solo un centro di potere e di
vendetta. Neanche una riunione. Il commissariamento. Per spingere i più deboli sempre più ai margini, per mettere in difficoltà i presidenti dell’opposizione, per fare come sempre fanno propaganda sulla pelle delle persone. E allora avanti con l’imposizione degli accorpamenti, autonomie cancellate, dirigenti sovraccarichi, scuole trasformate in appendici amministrative. La Cgil
parla di miliardi sottratti all’istruzione pubblica. I pretesti sono sempre gli stessi, il PNRR, i costi. Alla faccia dell’autonomia. Non c’è tema sul quale il governo agisca nell’interesse di tutti i cittadini. Sempre e solo per la loro parte. Intanto si è tornati alle classi delle medie con oltre 30 studenti, che spesso macinano chilometri in pullman per arrivare a scuola, mentre i soldi per
favorire gli istituti privati ovviamente sono stati trovati. Io credo che la scuola italiana dovrebbe commissariare questo governo, non il contrario. Del resto la presidente del consiglio a scuola ci è andata per poco tempo, ma nelle sezioni missine di colle Oppio ci è invece andata molto.
Veramente troppo.
(Nella foto la Presidente del consiglio dei ministri, Giorgia Meloni)
