Oggi, 14 gennaio, è un giorno cruciale per il processo sulla morte di Giulio Regeni.
La Corte Costituzionale è chiamata a pronunciarsi su una questione che potrebbe determinare il futuro del procedimento a carico dei quattro ufficiali egiziani imputati per il sequestro, le torture e l’omicidio del giovane ricercatore italiano. Fra pochi giorni saranno dieci anni da quella tragica sera del 25 gennaio 2016, quando Giulio scomparve per le strade del Cairo per non tornare mai più.
Il processo, iniziato il 20 febbraio 2024 davanti alla Corte d’Assise di Roma, si è trovato di fronte a un ostacolo tecnico che ha portato alla necessità di un intervento della Consulta. La famiglia Regeni, i loro legali e tutti coloro che in questi anni non hanno mai smesso di chiedere verità e giustizia attendono questa pronuncia con la consapevolezza amara di un paradosso insopportabile: lo Stato italiano si trova a garantire diritti processuali a cittadini di uno Stato che a Giulio quei diritti li ha negati nel modo più brutale, torturandolo e uccidendolo.
Gli imputati sono il generale Tariq Sabir, i colonnelli Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Uhsam Helmi, e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, tutti appartenenti alla National Security Agency egiziana. Uomini che avrebbero dovuto garantire la sicurezza e invece sono accusati di aver perpetrato violenze indicibili su un ragazzo di 28 anni colpevole solo di fare ricerca.
Il 23 ottobre 2025 la Corte d’Assise di Roma ha sollevato una questione di legittimità costituzionale che riguarda il diritto di difesa degli imputati. I quattro ufficiali egiziani, processati in contumacia perché l’Egitto si è sempre rifiutato di fornire il loro indirizzo e di collaborare in alcun modo con la giustizia italiana, sono assistiti da avvocati d’ufficio.
I difensori lamentano di non poter accedere al gratuito patrocinio perché gli imputati, essendo irreperibili (per volontà del loro stesso Stato) non hanno potuto firmare la domanda necessaria. Senza il gratuito patrocinio, i difensori d’ufficio non possono nominare consulenti tecnici di parte a spese dello Stato, in particolare un interprete di lingua araba per assistere alla perizia sulle traduzioni di verbali fondamentali per il processo.
L’Egitto non ha mai collaborato con le indagini. Ha negato l’accesso agli atti, ha rifiutato di fornire documenti, ha protetto i suoi funzionari rendendoli irreperibili, ha boicottato in ogni modo possibile la ricerca della verità. Ha fatto esattamente il contrario di quello che uno Stato civile dovrebbe fare quando suoi funzionari sono accusati di crimini così gravi. Eppure, quegli stessi funzionari ora beneficiano di tutte le garanzie che lo Stato italiano offre anche a chi è accusato dei crimini più atroci.
È giusto? È necessario? Probabilmente sì, perché uno Stato di diritto si misura proprio dalla capacità di garantire le regole anche quando sarebbe più facile e comprensibile non farlo.
Il processo è fermo da mesi proprio sulla questione delle traduzioni dei verbali in lingua araba. I difensori lamentano di non poter garantire un contraddittorio adeguato senza un proprio consulente, ma per averlo dovrebbero pagarlo di tasca propria, cosa che evidentemente non sono disposti a fare in un processo così complesso e dispendioso.
La pronuncia della Corte Costituzionale di oggi stabilirà se, in un caso come questo, i diritti della difesa possano essere compressi a causa dell’impossibilità tecnica di accedere al gratuito patrocinio quando gli imputati sono irreperibili per volontà del loro Stato.
Se la Corte dovesse accogliere i rilievi della Corte d’Assise, permetterebbe ai difensori d’ufficio di nominare consulenti a spese dello Stato anche senza l’ammissione formale al gratuito patrocinio. Se dovesse respingerli, il processo continuerebbe con i limiti attuali.
Articolo 21 continua a seguire con attenzione questa vicenda e a tenere i riflettori accesi sulla battaglia per la verità e la giustizia nel caso Regeni. Fra pochi giorni saranno dieci anni dalla scomparsa di Giulio. Il 25 Gennaio saremo ancora una volta a Fiumicello per ricordare Giulio insieme a tutto il popolo giallo.
