Vogliono riportarci al Medioevo ma non ce la faranno

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Sono andata a risentirlo sul web perché non ero sicura di aver capito bene quando questa mattina, in un programma informativo de La 7, una senatrice di Fratelli d’Italia diceva che le madri devono dire alle figlie femmine che la loro massima aspirazione “deve essere mettere al mondo figli”.

Dunque. Io purtroppo ho passato i 70 e sono andata a scuola quando ancora correvano gli anni 50. Per 13 anni dalle suore, volute e imposte da mia madre, adorabile signora reazionaria di nobile famiglia con cui non ero d’accordo neppure sul fatto che piovesse quando pioveva. Tuttavia lei a nessuna età mi ha mai detto che la mia massima aspirazione doveva essere fare figli. Lo avrà pensato certamente, come accadeva nell’Italia uscita dal fascismo e dalla guerra più atroce della storia, ma non osava dirlo perchè intorno impazzava la società pop e trasgressiva degli anni 60 e poi quella rivendicativa, combattente per i diritti e per la parità degli anni 70.

Sentir dire che le mamme “devono” dire alle figlie che “ devono”  solo aspirare “a mettere al mondo figli” alla fine del 2023 è francamente agghiacciante. Sentirlo dire dopo settimane di femminicidi e di sacrosante discussioni sul patriarcato e sull’arretratezza della situazione italiana, dopo un milione di donne in piazza il 25 novembre, dopo le parole di Gino Cecchettin, dopo la benedizione del Papa alle coppie omosessuali, è oltre ogni peggiore ipotesi sulla natura di questo governo.

E se anche a sinistra si discute sull’eccesso di “femminismo” di alcune componenti della società, allora bisogna rassegnarsi non a morire meloniani, ma a tornare al medioevo. Perché questa è la cultura della destra, ormai ostentata e riproposta continuamente senza alcuna remora. Nessun governo, nemmeno quelli di Berlusconi, hanno cercato di far regredire le donne come questo governo di cui è a capo una donna più maschilista di tutti. Una vergogna. Che forse spiega il successo del film di Paola Cortellesi e dei libri di Michela Murgia. E che, spero, animerà altre cento, mille, un milione di manifestazioni di donne e di uomini che vogliono un futuro e non un regressivo e oscurantista ritorno al peggio del passato.


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