Libertà di manifestare per tutti, tranne che per Guido D’Ubaldo (secondo il senatore Gasparri)

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Tutti, volendolo, potevano partecipare alla passeggiata di solidarietà verso Sigfrido Ranucci, la sera in cui è stato convocato in Commissione di Vigilanza Rai per iniziativa del senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri. Tutti tranne uno, il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Guido D’Ubaldo, che per essere stato accanto ai colleghi di Report viene a sua volta duramente attaccato sempre da Gasparri. Come il senatore medesimo ricorda, in una dichiarazione all’Ansa, è iscritto all’Ordine del Lazio dal 1981 e la sera della passeggiata in favore di Report  si è sentito penalizzato dal fatto che alcuni in piazza lo avrebbero insultato mentre il Presidente D’Ubaldo restava silente anziché difenderlo, in quanto iscritto, appunto. Il tentativo di censura verso Guido D’Ubaldo appare quasi maldestro e al Presidente dell’Ordine del Lazio va la solidarietà di Articolo 21 non tanto e non solo per la crescente ondata di “odio” che si registra verso le manifestazioni di pensiero critico, dunque i sit in , gli scioperi, le assemblee civiche. No, sull’uscita di Maurizio Gasparri c’è altro da sottolineare: può un giornalista (a latere anche senatore) attaccare in questo modo dei colleghi? Può auspicare la chiusura o il ridimensionamento drastico di una trasmissione come Report, dove lavorano decine di giornalisti, pur volendo tralasciare l’elevatissimo rigore delle inchieste e l’audience? I giornalisti in Italia sono poveri, precari e bersaglio di querele temerarie. Da un autorevole collega che siede in Parlamento ci si aspetterebbe qualcosa di più e di meglio su precariato, salari, tutela del diritto d’autore e contrasto alle liti temerarie, anziché la censura.
(Nella foto Guido D’Ubaldo)


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