“Deve cambiare la cultura di questa nostra società”

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“Non esiste un motivo al mondo per rassegnarsi alla mortificazione o per rinunciare alla propria personalità o ai propri sogni, a qualunque età”. Il messaggio, tra gli altri, è stato rivolto dalla consigliera comunale, Federica Bon che, ieri sera, a Ronchi dei Legionari, ha aperto l’iniziativa che, accanto alla panchina rossa dinnanzi alla biblioteca comunale, ha voluto ricordare la giovane Giulia Cecchettin, ma anche tutte le, sin troppe, vittime dei femminicidi, le donne che subiscono violenze fisiche e verbali ed ha voluto rimarcare la necessità che il dibattito non si esaurisca solo poche ore dopo un crimine. Chiedendo alle persone, agli uomini, di fare la propria parte. Quasi 200 persone sono scese in piazza su iniziativa dell’amministrazione comunale, dell’Auser, di Leali delle Notizie e dell’Anpi. Proprio la presidente, assente per gravi motivi di salute, ha voluto inviare un messaggio. “Sono li con il cuore – ha scritto – forte di tanti anni di battaglie, vittorie e sconfitte, con le donne e per le donne. Diciamo basta a questo massacro, diciamo basta a questa ottusa sopraffazione maschile che usa la violenza come strumento di dominio. Chiediamo a tutte e tutti leggi severe e maggiore protezione per le vittime di minacce. Deve cambiare la cultura di questa nostra società ed auspico che si arrivi, finalmente, alla parità di genere ed al reciproco rispetto”. Presente il gonfalone della città, scortato dalla Polizia locale e, tra gli altri, il consigliere regionale, Diego Moretti, è stata l’assessora alle pari opportunità, Monica Carta, a sottolineare la necessità di “far rumore”. “Dobbiamo farci sentire – ha detto – e non possiamo essere rinunciatari. Deve cambiare questa terribile cultura”. Dopo le parole della presidente dell’Auser, Marina Simonit, convinta dell’esigenza di un nuovo passo della politica, a prendere la parola è stato il sindaco. “Questa è una battaglia di civiltà e non solo una questione riservata alle donne – ha detto Mauro Benvenuto – ma una lotta che ci riguarda tutti e che ci deve far uscire dal nostro egoismo. Dobbiamo guardare al nostro prossimo, a chi ci sta accanto ed a chi chiede aiuto e lavorare per responsabilizzare il genere umano”. Con le candele accese, la deposizione di fiori sulla panchina rossa e prima della chiusura, affidata all’Ave Maria intonata dal coro della Società filarmonica Giuseppe Verdi, a parlare è stato il parroco di San Lorenzo. “E’ molto importante – sono state le parole di monsignor Ignazio Sudoso – che, questa sera, spinti dalla nostra emozione, siamo usciti di casa. Ma dobbiamo uscire anche dal singolo evento che ci ha portato ad essere qui stasera. Lo sforzo deve essere maggiore e deve vederci uniti affinchè, davvero, la violenza possa finire. La responsabilità è di ognuno di noi, così come ogni azione è responsabilità personale”. “Noi portiamo la grazia, la bellezza e la vita nel mondo. Ed è necessario – ha concluso Federica Bon – che siano noi donne le prime a ricordarlo. E’ vitale educare i nostri figli maschi al rispetto, ma altrettanto fondamentale è educare, con l’esempio, le nostre figlie alla fiducia in se stesse, al coraggio, alla libertà di espressione ed all’autostima”.


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