Addio a Riccardo Laganà, consigliere Rai gentiluomo

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È stata una notizia inattesa e terribile per le lavoratrici e i lavoratori dell’azienda, che con convinzione e numeri alti l’avevano votato per ben due volte come rappresentante dei dipendenti nel Cda. Tra l’altro, nella pessima legge voluta da Matteo Renzi nel 2015 sulla formazione del gruppo dirigente della Rai, l’unico frammento decente era proprio la presenza di un lavoratore nel vertice. Laganà era un tecnico assunto dal Centro di produzione di Roma nel 1996, tenace e sempre gentile. Tant’è che la sua salita ai piani alti era considerata giusta e naturale, persino da chi non la pensava come lui.

Era persona impegnatissima sui temi dei diritti, ivi compresi quelli spesso calpestati degli animali. Aveva costruito nel 2011 la piattaforma IndigneRai, punto di riferimento del movimento (all’americana MoveOn) che ha lottato e lotta per l’informazione come bene comune. Insieme al musicista infaticabile Marco Quaranta e a un bel gruppo di attivisti civili, Laganà diede vita a una ventata di speranze: si voleva volgere la principale industria culturale verso una società di cittadine e di cittadine, non la mera platea passiva buona per gli indici di ascolto. Non più di lobby e partiti onnivori.

Proprio in quella temperie nacque, con un confronto serio con professionalità del settore e molteplici associazioni, il progetto di riforma ripresentato lo scorso 2 agosto alla Camera dei deputati dal gruppo Alleanza Verdi e Sinistra. In sala, con sguardo attento e un po’ sornione, sedeva proprio il consigliere così rimpianto in queste ore.

Del resto, in ogni occasione quella voce decisa e spesso polemica, ma declinata con stile d cortesia, non mancava. Che si trattasse di difendere con nettezza un programma scomodo come Report, che si discutesse del nuovo Contratto di servizio, che si interloquisse con il mondo variegato dell’apparato per tutelarne le prerogative, che si trattasse di scendere in campo per l’articolo 21 della Costituzione: il consigliere gentiluomo non mancava mai.

Sentiremo la mancanza di un personaggio schivo ed umile, sempre sul pezzo. Aveva rotto l’incantesimo della sgradevole polemica tra giornalisti e non, vizietto antico risalente al tempo di privilegi oggi scomparsi. La questione del precariato, anzi, era all’ordine del giorno e – in un consiglio vissuto a volte come aristocrazia- Laganà riceveva i meno fortunati, gli ultimi e i penultimi del villaggio globale. È augurabile che la Rai voglia commemorare un suo rappresentante stimatissimo all’interno e all’esterno. Almeno la memoria sia salva.

Il ricordo delle iniziative imperterrite e costanti a favore dell’idea di servizio pubblico svolte dal carissimo Riccardo è un modo per gridare che c’è un’alternativa alla destra famelica. Il testamento virtuale di Laganà è questo: un’altra Rai è possibile, se si riprende lo spirito riformatore rimasto vivo nelle coscienze democratiche. Ora è arrivata la cavalcata nera, ma il lavoro e i semi lasciati prima o poi illumineranno di nuovo la scena. Ci stringiamo nel lutto alla famiglia, alle amiche e agli amici, al piccolo Nicola.


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