Il Presidente Draghi, la formazione, i Gesuiti e la politica

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Da quando il Prof. Draghi, ex alunno dei Padri Gesuiti al Massimo di Roma, è Presidente del Consiglio in Italia,  forte è l’attenzione alla formazione , alla  visione ignaziana, considerata anche  la presenza di Papa Francesco. Anche numerosi giornalisti, nel richiamarsi a quella esperienza,  riportano il motto scelto dal Fondatore  per la Compagnia di Gesù: ad maiorem Dei gloriam.
Sarebbe necessario considerare l’incidenza che i cattolici, i cristiani hanno nella nostra società.
Nostalgici laudatores temporis acti e  generosi speranzosi  si esercitano in previsioni improbabili.
Dinanzi alla constatazione della indubbia evanescenza dei cristiani  in politica c’è chi pensa doversi costruire un progetto che sia capace di aggregare la costellazione dei cattolici italiani:  una  sommatoria di esperienze.
A me appare evidente che la sensibilità dei cattolici, dei cristiani si manifesta in modi diversi e articolati e che quindi è esclusa la possibilità in Italia di costruire un’aggregazione unitaria, un vero e proprio partito politico, come qualcuno immagina.
Riflettere sui cattolici nella società è riferirsi al grande tema del rapporto tra fede e politica.
Fede e politica sono su piani distinti. Le risposte per la crescita della società devono avvenire attraverso la scienza politica  senza operare un uso ideologico della fede.
I cristiani partecipano alla  vita pubblica da cittadini.
Vivere in maniera organizzata il proprio impegno cristiano al servizio degli altri attiene ad un modo particolare di fare politica, della dimensione civile che deve caratterizzare l’esistenza di  ogni cittadino e che non richiede unità partitica.
Storicamente diverse modalità hanno segnato l’ esperienza dei cristiani entrati in politica e nelle Istituzioni. Chi è stato in un Partito di ispirazione cattolica, chi in Movimenti cattolici, chi in formazioni altre. L’autonomia dei cattolici è della laicità della politica e di laici non clericali.  Paolo VI, il Concilio, i Papi successivi fino a Francesco hanno sollecitato i cristiani , ovunque presenti, ad evangelizzare l’Europa comprendendo la promozione umana.
“I cristiani non mirano a perpetuare l’ordine esistente con quanto vi è in esso di disordine e di iniquità, ma a stimolare la promozione umana, lo sviluppo di tutto l’uomo, di ogni uomo” (Gaudium et Spes 22).
L’unità partitica dei cattolici è un’esperienza storica che ha avuto meriti e limiti ma è tramontata. Ricordo l’invito di Papa Benedetto che  nel 2008, auspicava “una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile”.
Ed ecco che la generazione di coloro che pongono sugli altri pesi grandi ma non spostano i loro neanche con un dito, la generazione di chi produce guerre e ingiustizie è terminata e non è funzionale per la pace e per promuovere lo sviluppo sostenibile, come richiesto anche dai Trattati dell’Europa.
Papa Francesco chiede coerente testimonianza da parte  di cristiani adulti.
Oggi il tema è quello di edificare  Città a misura di uomo,  secondo la misura dei completi bisogni temporali dell’uomo sia esso cristiano o non cristiano.
Ecco il progetto. I cristiani, ovunque sono, sono chiamati ad operare in laicità un impegno politico, espressione fondamentale e onnicomprensiva della carità, per edificare un ordine sociale civile, rispettoso e promotore dell’uomo. Quindi è la fine di vecchi e nuovi collateralismi.
E poi c’è uno stile che è proposta discreta, che è rispetto dell’altro, che è autentica testimonianza di vita.
Non saranno i cristiani custodi di un ordine che non convince, né tappezzeria di palazzi che ci vogliono buoni e moderati, né fossili e perbenisti moralisti.
E’ compito dei cristiani, lontani dalla tentazione di volere giudicare, anche quello di mettere insieme energie che vivono disagi e speranze, ispirazioni e identità per costruire con tanti uomini di buona volontà una Città degli uomini nella quale giustizia e solidarietà e diritti di cittadinanza e dignità, pace e lavoro non siano  parole cui corrisponde il nulla o quasi.
Un comunità cristiana consapevole del proprio ruolo interviene alla radice delle situazioni di povertà ed emarginazione, incide sulle ingiustizie, frutto del peccato dei singoli e delle aggregazioni sociali. Da approfondire l’esistenza delle strutture di peccato.
Da cittadini ben sappiamo che la nostra Costituzione recepì due grandi principi della politica di Dossetti: la mediazione culturale e la distinzione tra azione politica ed azione religiosa. La solidarietà è in Costituzione, non il mercato. La comunione è altro dalla beneficenza.
Oggi, se si parla di evanescenza dei cattolici, è lecito aggiungere che tale evanescenza non è del tutto estranea alla stessa comunità cristiana, al cui interno molteplici sono i giudizi sulla politica perseguita in Italia ed ancora si potrebbe dire che non sempre sono stati riconosciuti e coltivati nella comunità  cristiana  i carismi dei laici e si potrebbe convenire che eccessiva in questi anni è stata l’opera di supplenza realizzata da sacerdoti che , in numerosi casi, hanno reso muto il laicato cattolico, carente di originale iniziativa politica.
I laici cristiani hanno operato un forte originale  impegno nel volontariato, che è altro dalla attiva presenza nelle istituzioni.
Non a caso i Papi parlano di nuova evangelizzazione.
Dinanzi a fenomeni macroscopici come quello della insufficienza della testimonianza e della presenza dei cattolici in Italia non possiamo pensare di mettere toppe o di assumere qualche pur auspicabile iniziativa in un tessuto che appare sfilacciato.
Servirebbe un’esperienza autentica di testimonianza della comunità cristiana. Se non si semina non si raccoglie ed occorre seminare nel terreno buono.
In questi anni anche all’interno della comunità ecclesiale si sono offerte sponde e si è andati a braccetto non sempre con i cristiani adulti ma con atei devoti, moralisti non morali, che hanno fatto cadere qualche briciola dal tavolo da pranzo del ricco Epulone. Ed ora ascoltiamo il silenzio.
Altro discorso andrebbe fatto nel valutare il bilancio relativo all’operato dei cattolici che hanno avuto responsabilità politiche e poi nell’esaminare il rapporto con le comunità di riferimento.
A me appare evidente che la sensibilità dei cattolici, dei cristiani si manifesta in modi diversi e articolati e che  è esclusa, ripeto, la possibilità in Italia di costruire un’aggregazione unitaria, un vero e proprio partito politico.
L’unità partitica dei cattolici è un’esperienza storica che ha avuto meriti e limiti ma è tramontata. Auspicabile essere fedeli alla concezione cristiana della persona umana.
“Fino a che c’erano le ideologie di massa c’erano persone con una cultura cristianamente ispirata – disse padre Sorge gesuita, Direttore de “La Civiltà Cattolica”, poi di “Aggiornamenti sociali” e Direttore del Centro di Formazione politica “Pedro Arrupe”, molto importante al tempo della “Primavera di Palermo”  – mentre oggi questa cultura, una volta maggioritaria, non c’è più. E’ necessaria la formazione”. Sorge, come affermò l’attuale Direttore della storica rivista dei Gesuiti Padre Antonio Spadaro S.I. ,  fu ‘voce profetica’.  Fu punto di riferimento per la formazione del cristiano in politica. Sancì la fine del collateralismo e dell’unità partitica dei cattolici, secondo il Concilio.
E si torna al punto di partenza. La presenza nelle Istituzioni di donne ed uomini il cui patrimonio affonda le radici in salda tradizione formativa è precondizione positiva per chi opera a servizio dei Cittadini . Si potrà sperare che la nostra società sia giusta e solidale.

*L’autore è stato Senatore della Repubblica – già responsabile degli ex alunni dei Padri Gesuiti al  Pontano – Napoli –


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