“Ninfee nere” – di Michel Bussi

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Ninfee nere”, di Michel Bussi, edito da Edizioni e/o, alla sua XVIII ristampa del settembre scorso (400pp, €11,99), è un racconto d’amore senza tempo, travolgente, totalizzante, malato, che ha un prezzo altissimo: quello di uccidere la speranza! “Non esiste amore felice….a parte quello coltivato dalla nostra memoria. A mai più, per sempre.”

Il romanzo di Michel Bussi, pluripremiato alla sua 1^ uscita, nel 2016, è la storia di tre donne: la prima, vedova, o quasi, ultra ottantenne, una “vecchia strega” che spia i segreti degli abitanti del piccolo villaggio di Giverny, abbarbicata alla torre di un mulino in riva ad un ruscello; la seconda, Stéphanie, sposata, trentaseienne, la seducente maestra del villaggio, che non aveva mai tradito il marito (per il momento), che abita in una mansarda sopra la scuola elementare dove insegna; la terza, Fanette, quasi undicenne, che vive con la madre in una casetta dai muri scrostati in rue du Chateau-d’Eau, di cui tutti i ragazzi erano innamorati. “La prima vestiva sempre di nero, la seconda si truccava per l’amante, la terza, un futuro genio della pittura, si faceva le trecce perché svolazzassero al vento”. Tre persone molto diverse fra loro! Purtuttavia, c’è qualcosa che lega le una alle altre in maniera indissolubile: il desiderio sopito di fuggire da Giverny, ma non solo!  un paesino della Normandia, popolato da qualche centinaio di anime, situato sulla riva destra della Senna, nota nel mondo per essere stata immortalata nei dipinti di Claude Monet, e dove lo stesso artista si trasferì all’età di 43 anni per rimanervi sino alla sua morte avvenuta nel 1926.

Ed è proprio questo paesino, amatissimo dal Padre dell’impressionismo francese, con la sua residenza, i suoi quadri, a far da sfondo alla trama del romanzo, che non vuol essere soltanto un noir, nella sua accezione più stringente, ma anche, e, soprattutto, una storia d’amore ambientata nell’universo artistico di Monet, con tutta l’emotività, la poesia che ciò evoca. Come ebbe a dichiarare Bussi in un’intervista rilasciata a “La Repubblica”, alla prima uscita del romanzo in Italia: “Ninfee nere è una combinazione di diversi generi.  Ho utilizzato la costruzione di un romanzo noir per farne un’altra cosa. In fondo volevo parlare del tragico destino di una donna”.

Centrale, dunque, la storia di una passione amorosa, parossistica, devastante, celata dall’autore sino alla fine, ma che sarà la chiave di lettura, inaspettata, di un romanzo magistralmente costruito intorno alle tele del pittore, alcune delle quali rubate o mai dipinte, come le Ninfee nere (che Monet, secondo alcuni, avrebbe dipinto prima di morire. Ma il nero era il “non colore” per Monet, quello che non avrebbe mai dipinto – ndr) ma che soltanto un finale sorprendente riuscirà a svelare al lettore: “rubate o perse come le illusioni quando passato e presente, giovinezza e morte si confondono”.

Tutto inizia con il ritrovamento del cadavere di Jerome Moorval, un famoso oftalmologo, ricco e fedifrago, ritrovato senza vita, con una pugnalata al cuore, con il cranio spaccato, il cui sangue esce da una profonda ferita sulla parte alta della calotta cranica, e con il viso riverso nel ruscello di Epte – delle ninfe di Giverny – un immissario della Senna. Pochi gli indizi a disposizione degli inquirenti: una cartolina ritrovata nelle tasche della vittima riproducente uno studio in blu delle Ninfee di Monet, recante un breve testo: “Undici anni. Buon compleanno! e, subito dopo, i versi di una poesia di Luis Aragon : Acconsento che si instauri il diritto di sognare” (tratto da: l’Aurélien, del 1944, il 4° del ciclo di Le Monde).

Ad indagare sull’omicidio un giovane e affascinante Commissario di polizia di Nantes, Laurenç Sérénac, affiancato dall’ispettore Sylvio Bénavides, i quali si troveranno ad indagare in una realtà all’apparenza omertosa, dove i confini tra realtà e illusione, passato e presente, sono del tutto labili. Un noir del tutto originale, alla Bussi, per intenderci, un gioco di specchi in cui il lettore dovrà faticare non poco per discernere il vero dal falso, ma con ogni probabilità dovrà aspettare l’ultima pagina per dipanare il fitto intreccio.

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