La bufala dell’emergenza rifiuti Covid in Lombardia

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Mascherine e guanti avrebbero dovuto mandare in tilt il sistema di smaltimento rifiuti.  Così non è stato, ma in compenso Regione  Lombardia ha comunque concesso alle aziende di stoccaggio e smaltimento di lavorare in deroga. Questa è la storia della bufala dell’invasione di rifiuti causati  della pandemia.
LA DENUNCIA
Ma nonostante questo si è preferito aprire a un sistema derogatorio nella gestione e smaltimento. Un fatto grave, tanto che Monica Forte, consigliera regionale e presidente della Commissione speciale antimafia, anticorruzione, trasparenza e legalità del Consiglio regionale della Lombardia avverte: “Non si è  tenuto conto di una  serie di criticità che possono favorire il fenomeno di gestione illegale dei rifiuti. Peraltro proprio  gli impianti autorizzati al deposito temporaneo, infatti, sono quelli su cui si appuntano gli interessi delle filiere di gestione illegale dei rifiuti”.
Le deroghe al sistema (mai andato in sofferenza meglio ripeterlo) della  gestione dei rifiuti durante il Covid “potrebbero essersi trasformati addirittura  in una sanatoria di illeciti pregressi”.
LA STORIA
Un  salto a ritroso nella prima fase di pandemia per riprendere proprio  le due ordinanze in materia di gestioni dei rifiuti e di bonifica a seguito dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 (la 520 del 1 aprile e la successiva nr. 554 del 29 maggio 2020, entrambe con scadenza fine agosto) di deroga rispetto agli aumenti degli stoccaggi autorizzati e all’ampliamento dei siti di stoccaggio.
Tutto in regola se non fosse che la dirigente del settore ambiente, clima, economia circolare,  usi della materia e bonifiche di Regione Lombardia nelle diverse relazioni scrive: “In nessun momento dell’emergenza sanitaria sono state registrate criticità nella gestione dei rifiuti”.
Ricapitolando: la buona notizia è sapere che durante la fase di lockdown e oltre non c’è stato un aumento dei rifiuti eppure, come ricostruisce la presidente Monica Forte, un centinaio di imprese di stoccaggio e smaltimento hanno richiesto la deroga; queste stesse – secondo quanto dichiara Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) – “non coincidono con chi ha dichiarato la quasi saturazione degli stoccaggi; diverse aziende l’hanno richiesta in modo preventivo pur avendo gli stoccaggi al 60% della capacità”.
L’analisi di Forte riguarda anche la possibilità di stoccare in aree non autorizzate purché interne al perimetro dell’impianto. Banalmente: se una azienda dispone di  un piazzale utilizzato per lo stoccaggio e uno  come parcheggio auto, con questa deroga avrebbe potuto usare il parcheggio come area di stoccaggio. Ma chi ha controllato che le caratteristiche in termini di presidi ambientali fossero adeguate?
Un paradosso soprattutto per una regione che conosce bene il fenomeno di gestione illecita dei rifiuti. Una regione che dovrebbe avere piena  consapevolezza che il proprio territorio, nel corso degli anni, è diventato crocevia di filiere di trasferimento e smaltimento di materiali non sempre leciti.
Se è pur vero che la  circolare ministeriale del  30 marzo 2020 forniva  alle regioni la possibilità di scegliere la strada dell’ordinanza in deroga, la domanda è: una volta che le delibere sono giunte a scadenza qualcuno ha controllato come sono stati smaltiti i rifiuti? Dove sono stati smaltiti? In base a quali contratti? Con quali società? In altre parole, quali criteri ha adottato per monitorare il tracciamento dei rifiuti? Regione Lombardia non sembra essersi posta affatto questi problemi concedendo le deroghe a seguito di semplice comunicazione e senza richiedere alcuna motivazione.
“Le due delibere in Lombardia possono essere state un libera tutti a  smaltire tutto e in ogni modo” circoscrive Monica Forte sottolineando con quanta superficialità non siano state previste adeguate verifiche iniziali, in itinere e al termine di questo sistema derogatorio di gestione di una emergenza mai esistita.
DELIBERE CHE ANDAVANO SOSPESE
Regione Lombardia avrebbe avuto anche un’altra possibilità per affermare la sua priorità alla legalità in tema di rifiuti: sospendere le due delibere prima della scadenza. Riprende:  “Se è vero che dal Ministero dell’Ambiente erano arrivate indicazioni preventive in merito a possibili rischi di mancata tenuta complessiva del sistema – come termine di paragone si era tenuto conto della Cina dove era stato rilevato un quadruplicamento dei rifiuti sanitari -, ciò non toglie che le regioni potessero adottare criteri più severi e stringenti.  In Lombardia – prosegue – si è preferito un sistema derogatorio nonostante non fosse necessario ma non è tutto: non solo non sono state chieste garanzie aggiuntive alle aziende che hanno richiesto la deroga, come ad esempio ulteriori fideiussioni a tutela da eventuale maggiore rischio incendio, ma – incalza – non mi risulta nemmeno che siano stati fatti controlli per accertare che le deroghe chieste e ottenute per lo stoccaggio e lo smaltimento dei rifiuti riguardassero sostanze entrate in azienda nel periodo dell’emergenza e non prima”. Semplificando: le due delibere potrebbero essere state una sanatoria per materiali già presenti negli impianti, “hanno aperto la strada alla risoluzione di  situazioni penalmente perseguibili che invece possono essere state sanate con questi provvedimenti”.
MANCATI CONTROLLI
Monica Forte entra nel merito singoli mancati controlli da parte della Regione. “Eppure sarebbe bastato farsi inviare le bolle di scarico delle merci per verificare la data di ingresso dei rifiuti negli impianti”. Un controllo che, per un centinaio di  aziende, non avrebbe richiesto troppo tempo. C’è  un secondo aspetto che rimarca la presidente della Commissione antimafia del Consiglio regionale della Lombardia: “Addirittura non mi risulta siano state fornite le motivazioni a sostegno della deroga”. Infine l’ultimo tassello, a giugno dal settore ambiente un documento attestava: “I gestori non sono entrati in sofferenza come temevamo ed hanno potuto trattare interamente il flusso dei rifiuti sanitari generati con gli impianti dedicati”. Nonostante questo le due delibere sono arrivate a scadenza senza che nessuno in Lombardia prendesse atto della loro inutilità e del fatto che potessero rappresentare uno strumento a beneficio della illegalità.
VISIONE  GREEN DI REGIONE LOMBARDIA?
Per Forte c’è poi una riflessione di carattere più generale sulla “policy” lombarda: “I provvedimenti regionali hanno di gran lunga superato le generiche e blande indicazioni del Ministero e questo la dice lunga sulla visione green della Lombardia. Si trattava di decidere se si voleva approfittare della situazione emergenziale per, come hanno fatto, gestire velocemente i rifiuti e diminuire, se non azzerare, verifiche e controlli, oppure cogliere l’opportunità per agire in modo efficace una volta per tutte sulla tracciabilità dei rifiuti e rendere la vita difficile alle ecomafie.
LA CONCLUSIONE
“I gestori non sono entrati in sofferenza come temevamo ed hanno potuto trattare interamente il flusso dei rifiuti sanitari generati con gli impianti dedicati”. Su questo le carte cantano. Nonostante questo le due delibere sono arrivate a scadenza senza che nessuno in Lombardia prendesse atto della loro inutilità e del fatto che potessero rappresentare un lasciapassare alla illegalità.
Le aziende ringraziano.

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