L’ Uomo dello specchio, di Lars Kepler

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Un thriller psicologico, adrenalinico, che inchioda alla sedia il lettore, la cui unica scelta e’ leggere il piu’ in fretta possibile ogni pagina, sino alla fine, senza pause, alla ricerca dei possibili incastri, delle possibili risposte ai diversi interrogativi che il romanzo mette sul tavolo in un perfetto puzzle.

Lo scorso novembre è arrivato nelle librerie, con Longanesi Editore, l’ultimo, attesissimo, romanzo di Lars Kepler, pseudonimo utilizzato dalla coppia per eccellenza del Thriller d’autore scandinavo: Alexandra Coelho e Alexander Ahndoril: “L’Uomo dello specchio” (€22, 552 pp.).

Un thriller psicologico che affronta il tema della violenza di genere, quella verso le giovani donne e la sbatte in faccia al lettore con una forza inaudita, senza ricorrere ad imbellettature di sorta: la violenza nuda e cruda, spietata! senza tralasciare le amputazioni di rito. Ma il romanzo non e’ certamente solo questo. Accanto ad essa si dipana un viaggio, quasi onirico, verso gli ambiti piu’ bui della psiche umana, quello del disturbo dissociativo dell’identita’. Un puzzle sapientemente costruito in cui tutti i pezzi ritrovano, ad uno ad uno, il loro incastro perfetto.

Tutto cio’ ha come conseguenza un crescendo continuo di adrenalina nel lettore, il quale non ha scelta: leggere il piu’ in fretta possibile tutte le parole, pagina dopo pagina, senza pause, alla ricerca dei possibili incastri, delle possibili risposte ai diversi interrogativi che il romanzo mette sul tavolo.

Al centro della scena, ancora lui: Joona Linna, il Commissario del NOA, il Reparto operativo nazionale svedese, un uomo in perenne conflitto con se’ stesso e con la sua famiglia, che non disdegna il ricorso a metodi poco ortodossi nella ricerca della verita’ giudiziaria.

Questa volta il caso che il Commissario dagli occhi grigi e dalla leggera inflessione finlandese ha a che fare con la morte di una giovane ragazza, poco piu’ che adolescente, trovata impiccata in un parco giochi di un quartiere residenziale di Stoccolma. All’ apparenza, una vera e propria esecuzione, avvenuta di notte, in assenza di testimoni. Una morte spettacolare e spietata, avvenuta secondo un rituale macabro. Ma chi potrebbe aver voluto una morte cosi cruenta? Joona Linna scoprira’ ben presto che Jenny era scomparsa cinque anni prima, all’uscita dalla scuola, e di lei, da quel tragico giorno, non si era saputo piu’ nulla, nonostante il clamore mediatico suscitato dal caso e l’enorme pressione esercitata da parte dell’opinione pubblica sulla polizia per una rapida soluzione del caso e l’arresto del colpevole.

Ma da dove iniziare? Nessun testimone e nessun indizio a disposizione di Joona.

Inizialmente, le indagini sull’omicidio vengono affidate ad un altro poliziotto, che crede di aver individuato il colpevole in un presunto testimone che forse potrebbe aver assistito all’ impiccagione di Jenny, avvenuta con l’ ausilio di un cavo metallico comandato da un verricello fissato ad un pilastro di legno. Ma Martin e’ un testimone inaffidabile: e’ affetto da un disturbo psichico, stress post traumatico, con episodi di allucinazioni paranoiche, come hanno diagnosticato i medici. Una condizione che si e’ manifestata con la scomparsa della figlia adolescente Alice, annegata mentre si trovavano insieme a pesca su di un lago ghiacciato.

A Joona serve l’aiuto di un medico che sia capace di riportare in superfice i ricordi di cio’ che Martin potrebbe aver visto quella notte e che non riesce a mettere insieme: Eric Maria Bark, ancora lui, “L’Ipnotista” (ricordate il fortunatissimo thriller omonimo, pubblicato nel 2010, che ha segnato l’inizio della serie di Joona Linna?). Ma, nel frattempo, nel corso delle indagini, altre ragazze scompaiono misteriosamente. Che ci si trovi di fronte ad un serial Killer? Un killer che ama infliggere le peggiori sevizie alle giovani adolescenti che rapisce.

Joona Linna si trovera’, cosi, ancora una volta, di fronte ad un caso all’ apparenza imperscrutabile, in cui gli specchi, la psiche e l’inconscio giocheranno un ruolo centrale.

Quello utilizzato da Lars Kepler e’ uno stile di scrittura cinematografico, dal ritmo incalzante, fatto di frasi brevi, telegrafiche, che fanno della tensione l’imprinting immanente di ogni pagina. “Anche noi abbiamo paura delle nostre storie” ha dichiarato recentemente la coppia di scrittori.