Berlusconi immortale corteggiato da tutti

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Silvio Berlusconi è politicamente immortale, ancora una volta è uscito dall’angolo. La parola magica è «collaborazione istituzionale» sullo “scostamento di bilancio”. Il presidente di Forza Italia ha offerto il suo aiuto al traballante governo giallo-rosso (l’estromissione e l’addio di una valanga di parlamentari grillini hanno causato dei guai alla tenuta della maggioranza al Senato).

Tutto il centro-destra alla fine ha votato alla Camera e al Senato la risoluzione di maggioranza sul nuovo “scostamento di bilancio”. E’ passata la posizione di Berlusconi di «collaborazione istituzionale» con il governo Conte due, contestata in precedenza da Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

Da mesi, con grande cautela, il Cavaliere ha avviato il processo di avvicinamento all’esecutivo tra centro-sinistra e cinquestelle. Ha raccolto i ripetuti inviti del capo dello Stato Sergio Mattarella all’unità e alla coesione nazionale contro l’emergenza Covid-19. Più esattamente: ha accolto «pienamente l’appello di collaborazione istituzionale». In sintesi: restando all’opposizione, ha votato (e fatto votare ai recalcitranti alleati di centro-destra) “lo scostamento di bilancio”, l’ulteriore aumento del debito pubblico per finanziare le misure anti Coronavirus. Berlusconi è soddisfatto perché ha ottenuto da Giuseppe Conte, come aveva chiesto, nuovi provvedimenti in sostegno delle imprese e dei lavoratori autonomi. Il presidente del Consiglio ha ringraziato: è «un ottimo segnale in questo momento di particolare difficoltà per il Paese».

Il difficilissimo confronto sulla «collaborazione istituzionale» è aperto. Il presidente di Forza Italia aspettava dei segnali da Conte di «disponibilità politica» oltre alla «cortesia formale». Il presidente del Consiglio, proposto a Palazzo Chigi dal M5S, alla Camera si era limitato a lanciare un appello generale per l’unità verso l’opposizione di centro-destra senza citare il Cavaliere. Il motivo è semplice: i cinquestelle hanno nel Dna l’anti berlusconismo (il movimentista pentastellato Alessandro Di Battista ha definito Forza Italia «il partito dell’immoralità» e «l’immoralità è come il letame»).

Così al posto di Conte i segnali più netti erano arrivati da Roberto Gualtieri, Pd, ministro del Tesoro e delle Finanze: è «positiva la disponibilità» di Berlusconi sulla manovra economica. Anche Nicola Zingaretti aveva dato pieno disco verde: «Bisogna aprire un dialogo. Bisogna salvare l’Italia». Del resto il Pd già in passato diede vita a due ministeri di larghe intese con il Cavaliere (il primo nel 2011 guidato da Mario Monti, il secondo nel 2013 presieduto da Enrico Letta). Nel 2014 seguì un esecutivo per le riforme diretto da Matteo Renzi (Berlusconi, con il Patto del Nazareno, fece parte solo della maggioranza per rivedere la Costituzione e votare una nuova legge elettorale per le politiche).

La strada dell’intesa Conte-Berlusconi sulla «collaborazione istituzionale» è stata imboccata, tuttavia è costellata di molti ostacoli. Salvini, dopo aver pronunciato un secco no (indicava una volontà di «inciucio» e Berlusconi gli sembrava «ambiguo»), ha poi smorzato i toni. Il segretario della Lega alla fine è andato al traino del Cavaliere: ha sottolineato il risultato delle nuove risorse ottenute dal governo in favore dei lavoratori autonomi. Anche Giorgia Meloni, dopo vari alt, ha deciso per il voto favorevole di Fratelli d’Italia in Parlamento. Così il centro-destra ha salvato l’unità evitando una clamorosa spaccatura interna.

Risultato: il fondatore di Forza Italia e dell’impero Fininvest (in testa Mediaset) è tornato politicamente centrale, è corteggiato a sinistra e a destra. Resta l’”uomo nero” solo per l’anima più radicale e populista dei grillini.

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